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Equiseto: che cos’è, proprietà, benefici e controindicazioni

L’equiseto (Equisetum arvense) è una pianta vascolare appartenente alla famiglia Equisetaceae, che comprende una totalità di una cinquantina di specie di cui solo nove presenti in Italia.

L’equiseto è principalmente noto per le sue proprietà diuretiche e snellenti, ma anche per i benefici che apporta a pelle, capelli e unghie. Scopriamo meglio questa pianta!

Proprietà e benefici dell’equiseto

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Sin da tempi preistorici, numerose civiltà hanno avuto modo di usufruire dei numerosi benefici che questa pianta promette, apprezzandoli al punto da tramandarne l’utilizzo fino ai giorni nostri.

Composti come l’equisetonina, il magnesio, il potassio, la vitamina C e l’acido caffeico contenuti nell’equiseto, conferiscono a questa pianta importanti proprietà diuretiche, tanto che il consumo di questa pianta ha la capacità di aumentare del 30% la minzione in un individuo; proprio per questo, l’equiseto viene impiegato nella cura di diverse patologie:

  • Obesità;
  • Gonfiore oculare;
  • Eccesso di acido urico;
  • Cellulite;
  • Difficoltà nella minzione, che potrebbe comportare l’insorgenza di calcoli renali o biliari;
  • Artrite;
  • Gotta.

Non solo, grazie alla presenza di diversi sali minerali (come per esempio silice, calcio, magnesio e potassio), l’equiseto prende parte nell’importantissimo processo del metabolismo osseo, ossia l’insieme dei processi responsabili della continua rigenerazione ossea.

Questa particolarità la rende consigliabile in caso di fragilità ungueale e capillare, alopecia, osteoporosi, postumi di fratture, artrosi (poiché esercita un’importante azione sia sulla cartilagine articolare sia sul tessuto osseo) e le tendiniti (poiché migliora l’elasticità dei tendini).

Come usare l’equiseto

Esistono diversi modi d’uso per beneficiare delle formidabili proprietà dell’equiseto, vediamo di quali si tratta!

  • Tisana all’equiseto: per preparare una salutare tisana all’equiseto, vi basterà raccogliere le sommità della pianta e tritarle grossolanamente; ciò fatto, versate l’equiseto in acqua fredda da portare ad ebollizione, per poi lasciare in infusione per 10 minuti. Alla fine dovrete solo filtrare la bevanda ottenuta e gustarla;
  • Decotto di equiseto: portate ad ebollizione un litro d’acqua, nel quale versare 300 grammi di pianta fresca o 100 di pianta secca. Dopodiché lasciate raffreddare, e una volta fatto questo dovrete filtrare il composto e diluirlo uno a cinque con acqua;
  • Macerato di equiseto: per ottenere un macerato di equiseto al fine di estrarne tutte le componenti, dovrete far fermentare 100 grammi di pianta fresca ogni litro di acqua all’interno di un contenitore per circa 7-10 giorni.

È possibile reperire in erboristeria o sui siti online l’estratto secco di equiseto, ricco di principi attivi soprattutto perché, non venendo a contatto col calore dell’acqua bollente, non perde tutte le sue sostanze termolabili.
L’estratto secco di equiseto lo si trova in due forme:

  • in polvere da utilizzare nella produzione di trattamenti per il viso e per il corpo e per maschere per capelli;
  • in tavolette, la cui dose giornaliera consigliata è di sei al giorno (tre alla volta per due volte al giorno).

Controindicazioni dell’equiseto

L’equiseto è una pianta sicura se assunta nei giusti dosaggi, tuttavia sarebbe opportuno, prima di procedere all’assunzione di quest’erba, consultare il proprio medico di base, soprattutto se si stanno contemporaneamente assumendo supplementi alimentari o farmaci.

In generale, esistono delle condizioni in cui l’utilizzo dell’equiseto è sconsigliato, vediamo quali:

  • In gravidanza e in allattamento, e in generale sarebbe meglio non somministrare questa pianta ai bambini;
  • Se si ha carenza di Vitamina B1, poiché la tiamina (composto chimico contenuto nella pianta) consuma proprio questa vitamina.
  • In presenza di allergia o sensibilità alla nicotina, poiché questo alcaloide è anche contenuto nella pianta e di conseguenza la sua assunzione potrebbe comportare un’overdose da questa sostanza;
  • Se si assumono farmaci diuretici, poiché le proprietà diuretiche di questa pianta potrebbero potenziarne troppo gli effetti;
  • Se si stanno assumendo farmaci per l’ipertensione, poiché i principi attivi dell’equiseto possono interagire con i medicinali.

Descrizione e habitat della pianta

L’equiseto prende il nome di arvense proprio per la sua tendenza a crescere nelle zone campestri; questa pianta cresce infatti spontanea nei luoghi umidi, come per esempio le sponde dei fiumi, nei fossi e nei terreni erbosi ricchi di acqua. La sua presenza infatti indica la presenza di ristagni idrici nel terreno.

L’equiseto è una pianta erbacea perenne che presenta un fusto di circa 50 cm privo di fiori e semi (sterile). Dal rizoma, di colore nero, durante la primavera si sviluppa un secondo fusto di 20 cm detto fusto fertile; questo fusto si presenta con un colore grigiastro dovuto alla mancanza di clorofilla.

Alla sommità del fusto fertile vi è uno strobilo, comunemente chiamato cono o pigna, che scompare alla caduta delle spore e il fusto fertile diviene simile a quello sterile. Questa pianta non presenta fiori.

Cenni storici e curiosità sull’equiseto

L’equiseto è uno degli organismi più antichi della terra: infatti sono stati rinvenuti fossili di piante appartenenti al suo stesso ordine risalenti alla fine del periodo Devoniano, ossia (dai 395 ai 345 milioni di anni fa).

Il nome della pianta deriva dalla parola latina Equisetum, che a sua volta è il risultato dell’unione delle parole equus «cavallo» e saeta «pelo, crine», che lo rende traducibile come «crine di cavallo», o «coda di cavallo» come è attualmente chiamato in maniera alternativa; non a caso, l’equiseto era una pianta già nota per le sue numerose proprietà ai Romani e ai Greci.

L’equiseto non è però chiamato solo «coda di cavallo» in maniera alternativa, ma anche argilla vegetale per la composizione minerale e le sue proprietà.

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