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Dieta Chetogenica: che cos’è, come funziona, cosa mangiare e controindicazioni

Dieta Chetogenica: che cos'è, come funziona, cosa mangiare e controindicazioni

La Dieta Chetogenica (o Keto Diet, in inglese) risulta essere una tecnica nutrizionale incentrata sulla diminuzione dei carboidrati alimentari, che “impegna” il corpo a formare in maniera autonoma il glucosio opportuno per sopravvivere ed accrescere la consumazione energetica del grasso presente internamente alle adiposità.

Che cos’è la dieta chetogenica?

Il programma alimentare chetogenico sta a rappresentare un “programma alimentare che genera materie chetoniche” (un residuale anabolico della formazione d’energia).

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Generalmente alimenti in quantitativi inferiori e agilmente assimilabili mediante l’urinazione e la corrente polmonare, all’interno del programma alimentare chetogenico le materie chetoniche arrivano ad uno stato sovrastante al presupposto regolare. L’eccedenza indesiderabile di materie chetoniche, garante della disposizione alla riduzione del pH sanguigno, tende ad essere menzionato col nome di chetosi. La stessa funzione sportiva ha influenza, favorevolmente o svantaggiosamente (in base al movente), sul vincolo di chetoacidosi.

La compresenza di materie chetoniche all’interno del sangue impiega diversificate funzioni sul corpo; talune tendono ad essere ritenute efficiente per quanto concerne il procedimento di perdita di peso, ulteriori risultano di tipologia “collaterale”. Non vi è una singolare tipologia di programma alimentare chetogenico e risultano essere chetogenici qualsiasi tendenza alimentare che procura un quantitativo di carboidrati più basso rispetto all’indispensabile, per esempio il programma alimentare Atkins o la LCHF (low carb, high fat – minima presenza di carboidrati, grassi notevoli). Determinate tipologie di programma alimentare chetogenico tendono ad essere adoperati nella clinica medica, bensì risulti essere una struttura in prevalenza adoperato nell’ambito della ginnastica e dell’estetica.

Come funziona la dieta chetogenica?

Proprietà del programma alimentare chetogenico

Il programma alimentare chetogenico (nella lingua inglese ketogenic diet o keto diet) risulta essere una schematizzazione nutrizionale:

  • Avente un minimo quantitativo calorico (programma alimentare ipocalorico)
  • Avente un minimo quantitativo percentuale e quantitativo assoluto di carboidrati (programma alimentare low carb);
  • Avente un elevato quantitativo percentuale proteico, seppur il quantitativo assoluto (in grammi) risulta essere il più delle volte mediamente consistente;
  • Avente un elevato quantitativo percentuale e quantitativo assoluto lipidico;

Adoperamento del programma alimentare chetogenico

Codesta tecnica alimentare tende ad essere adoperata specialmente in tre circostanze (alquanto diversificate fra di loro):

  1. Perdita di peso (migliore se sotto accertamento specialistico);
  2. Medicamento alimentare di certune malattie metaboliche tra cui l’iperglicemia e l’ipertrigliceridemia (SOLAMENTE sotto accertamento specialistico);
  3. Diminuzione delle sintomatologie connesse all’epilessia infantile (UNICAMENTE nel momento in cui il paziente non dà risposta al trattamento terapeutico farmacologico e SOLAMENTE sotto accertamento specialistico);

Cosa mangiare?

L’atteggiamento peculiare al fine di giungere alla condizione di chetosi prevede il nutrirsi di prodotti alimentari privi di carboidrati, delimitare quegli alimenti che ne forniscono minime quantità e declinare gli alimenti che presentano un elevato contenuto.
I prodotti alimentari raccomandati risultano essere:

  • Carne, alimenti pescati e uova – I complesso essenziale alimentare;
  • Formaggi – II complesso essenziale alimentare;
  • Grassi e oli da amminoacidi usare per condire – V complesso essenziale alimentare;
  • Ortaggi – VI e VII complesso essenziale alimentare;

I prodotti alimentari non raccomandati contrariamente, risultano essere:

  • Cereali, patate e derivati – III complesso essenziale alimentare;
  • Legumi – IV complesso essenziale alimentare;
  • Frutta – VI e VII complesso essenziale alimentare;
  • Bevande dolciastre, svariati dolci, birre ecc..;

Generalmente, tende ad essere raccomandato l’assimilazione di carboidrati ridotti o simili a 50 g/die, pianificata ipoteticamente in 3 parti con 20 g cadauno;
Un programma alquanto rigido per un regolare programma alimentare chetogenico presenta una suddivisione energetica di:

  • 10% – carboidrati;
  • 15-25% proteine (non tralasciando che le proteine, presentano inoltre anche  amminoacidi glucogenici, cooperando per quanto concerne il sostenere lo stato di glucosio nel sangue);
  • 70% o maggiore – grassi;

Come individuare l’essere in chetosi

Al fine di evidenziare un ipotizzabile livello di chetosi risulta essere possibile elaborare un esame delle urine (con appropriato strip per le urine), un esame del sangue (misurazione ematica dei chetoni) o esame della respirazione (analizza i chetoni nel respiro). Ciò nonostante è possibile affidarsi a determinate sintomatologie “rivelatrici”, che non hanno l’obbligo di esami:

  • Cavità orale inaridito e senso di siccità;
  • Accrescimento della diuresi (al fine di agevolare la depurazione di acetoacetato);
  • Respiro o sudorazione acetonica (per la partecipazione di acetone) che fugge mediante la respirazione;
  • Diminuzione del senso di fame;
  • Affaticamento;

Quanti chetoni devono essere rintracciabili all’interno del flusso sanguigno

Non vi è una competente differenziazione fra chetosi e non. Il livellamento di codesti fattori tende ad essere condizionato dal programma alimentare e dalle abitudini quotidiane. Ciò nonostante, si può confermare che vi è un intervallo ottimo per quanto concerne la regolare funzione del programma alimentare chetogenico:

  • Inferiore ai 0,5 mmol di chetoni per lt sanguigno non viene ritenuta chetosi;
  • Fra i 0,5-1,5 mmol/l ci si riferisce alla chetosi lieve;
  • Con 1,5-3 mmol/l si definisce una chetosi ottima;
  • Livello pari ai 3 mmol/l, prescindendo dalla elevata efficienza, implica la salute (specialmente nel caso in cui il soggetto risulti affetto da diabete mellito di tipo 1);
  • Livello superiore ai 8-10 mmol/l risulta difficoltoso giungerlo con un programma alimentare corretto. Spesso tendono ad essere conseguiti nelle patologie o per funzioni sportive non adeguate; si associano a sintomatologie alquanto gravose;

Funzionalità

La formazione d’energia delle cellule si ottiene mediante l’anabolizzazione di determinati substrati, specialmente di glucosio e acidi grassi. Il più delle volte, codesto procedimento ha origine all’interno del citoplasma (glicolisi anaerobica – priva di ossigeno) e si conclude all’interno dei mitocondri (procedimento di Krebs – con presenza di ossigeno – e rifornimento dell’ATP).

Contrassegno: le cellule dei muscoli risultano avere la capacità di ossidare ottimi quantitativi di amminoacidi ramificati. É opportuno delineare un doppio atteggiamento essenziale:

  1. Talune pareti, tra cui il tessuto nervoso, che operano “all’incirca” solamente a glucosio;

Il giusto adoperamento delle cellule degli acidi grassi tende ad essere subalterno alla partecipazione di glucosio il quale, se mancante, tende ad essere articolato dal fegato attraverso neoglucogenesi (partendo da substrati tra cui amminoacidi glucogenici e glicerolo);

Contrassegno: sola, la neoglucogenesi non risulta essere capace di appagare irrevocabilmente, per lunghe tempistiche, le petizioni metaboliche del corpo complessivo.

Per tale motivazione i carboidrati, seppur non sono delineati come “fondamentali”, tendono ad essere ritenuti nutrienti in ogni modo essenziali e nel caso si raccomanda un’assimilazione limitata di 180 g/die (il quantitativo ridotto al fine di assicurare il pieno funzionamento del sistema neurologico).

Nel corso della formazione d’energia, gli acidi grassi tendono ad essere principalmente dimezzati in CoA (Coenzima A) e, successivamente, deposti nel circolo di Krebs. É qui che si congiungono con l’ossalacetato al fine di raggiungere un aggiuntiva ossidazione, sino a concludersi con l’assoluzione di anidride carbonica e liquidi. Nel momento in cui la formazione di acetil CoA mediante lipolisi oltrepassa la possibilità di assimilazione dell’ossalacetato, ha luogo la produzione delle note masse chetoniche.

Contrassegno: qualsiasi massa chetonica tende ad essere composta da doppie molecole di acetil CoA.

Tipologie masse chetoniche

Le masse chetoniche risultano presentarsi in 3 differenti tipologie:

  • Acetone;
  • Acetoacetato;
  • 3-idrossibutirrato;

Assorbimento delle masse chetoniche

Le masse chetoniche possono avere un ulteriore ossidazione, specialmente dalle cellule dei muscoli, dal sistema cardiovascolare e dal sistema nervoso centrale (il quale li adopera specialmente in mancanza di glucosio), o smaltiti attraverso l’urinazione e con l’aria polmonare. Infruttuoso spiegare che l’accrescimento delle masse chetoniche all’interno del flusso sanguigno accrescono ugualmente il riempimento lavorativo dei reni.

Nel caso in cui la formazione di masse chetoniche supera la potenzialità di smaltire del corpo, si ammassano all’interno del flusso sanguigno formando la nota chetosi.

Chetosi, chetoacidosi e acidosi metabolica

Nota anche come chetoacidosi, codesta patologia riduce il pH sanguigno determinando il riquadro caratteristico dell’acidosi metabolica (peculiare dei soggetti affetti da diabete non trattato). Nel caso in cui subentrino terminali acidosi è possibile comportare coma e addirittura morte.

Funzione fisica e chetoacidosi

La funzione dell’attività fisica sulla chetoacidosi risulta essere, in qualche modo, contrastante. Prendendo in considerazione il seguire un programma alimentare chetogenico risulta pertanto un’alterazione anabolica – che per lunghe tempistiche può comportare aggravamenti sgradevoli, specie in un corpo giovanile e addestrato bene – risulta opportuno precisare che:

  • Per un aspetto, l’attività fisica eccessiva accresce il bisogno d’energia di glucosio agevolando la formazione e l’accumulazione di masse chetoniche;
  • Per un altro aspetto, l’attività fisica regolare accresce l’ossidazione delle masse chetoniche medesime contrapponendosi alla corrispettiva accumulazione e agli esiti svantaggiosi che possono impiegare nel corpo;

Neoglucogenesi

Il corpo tende ad avere necessità di glucosio e, dal momento in cui viene privata l’assunzione mediante il programma alimentare, deve essere generato mediante neoglucogenesi. Fondamentale per quanto concerne la funzionalità specialmente dei tessuti nervosi, il glucosio risulta essere ulteriormente importante per quanto concerne il compimento dell’ossidazione dei lipidi.
Tale gluconeogesi risulta essere un procedimento che comporta la produzione di glucosio partendo dall’apparato scheletrico carbonioso di determinati amminoacidi (conosciuti anche come glucogenici, ossia che hanno la capacità di dar vita all’ossalacetato); in quantità ridotte, i medesimi glicerolo e acido lattico. Codesto procedimento cautela un contributo energetico perpetuo ugualmente in presupposti di mancanza di glucosio, pur costringendo fegato e reni a cooperare in maggior misura al fine di rimuovere l’azoto.

Benefici del programma alimentare chetogenico

Il programma alimentare chetogenico tende ad adoperare dei benefici:

  • Agevola la perdita di peso mediante:
    • Diminuzione dell’apporto calorico complessivo;
    • Conservazione di glicemia e insulinemia perpetua;
    • Accrescimento dell’attuazione di grassi ad apporto energetico;
    • Progresso della dilapidazione calorica complessiva al fine di accrescere la funzione dinamica appropriata e dell’ “attività anabolica”;
  • Tende ad avere una conseguenza anoressante;
  • Risulta essere efficiente al fine di ostacolare sintomatologie d’epilessia che non hanno riscontri successivamente all’apporto di prodotti farmaceutici, specialmente nei soggetti infantili;

Controindicazioni

Il programma alimentare chetogenico tende a dimostrare diversificati disfavori, per lo più vari a seconda del livello di massa chetonica contenuta all’interno del flusso sanguigno:

  • Accrescimento della depurazione renale e dell’orinazione (deiezione delle masse chetoniche e degli avanzi azotati);
    • Attitudine alla deidratazione;
    • Accrescimento del peso di funzione renale;
    • Eventuali risultati tossici sul rene per conto di masse chetoniche;
  • Eventuale ipoglicemia;
  • Eventuale ipotensione;
  • Keto-flu in lingua inglese o “keto-influenza”, risulta essere una patologie connessa all’insufficiente adeguamento del corpo successivamente ai 2-3 gg dall’origine del programma alimentare chetogenico. Contiene:
    • Malessere alla cervice;
    • Indebolimento;
    • Capogiri;
    • Vomito lieve;
    • Irriscibilità;
  • Nelle persone maggiormente affetti da sensibilità, tende ad accrescere l’eventualità di perdita dei sensi;
  • Elevata attitudine a:
    • contrazioni alla muscolatura;
    • costipazione;
    • Senso di tachicardia;
  • Accrescimento del peso lavorativo del fegato, al fine di accrescere la neoglucogenesi, dei procedimenti di transaminasi e deamminazione;
  • Con l’intervento di azioni motorie vigorose e/o estese, catabolismo dei muscoli;
  • tende ad essere squilibrato e a delimitare l’assimilazione di determinati nutrienti alquanto fondamentale;
  • Risulta essere alquanto tossica per:
    • Le persone non nutrite bene tra cui, per esempio, le persone affette da malesseri dell’ atteggiamento nutritivo (DCA);
    • I soggetti affetti da diabete di tipo 1;
    • Soggetti in gravidanza e nutrici;
    • Coloro che sono affetti da malattie epatiche e/o renali;

Aggiornamento nel campo scientifico

Riflettendo e confrontando in maniera attenta la tabella dei benefici e dei disfavori, risulta evidente che il programma alimentare chetogenico non risulti essere a tutti gli effetti una “prelibatezza dalla volta celeste”. Difatti, risulta essere una metodologia sconsigliata in molteplici circostanze; presuppone una determinata “percettibilità singolare”, o l’adoperamento di dispositivi analitici che cautelano l’inserimento nel campo della “chetosi concreta”. Risulta essere una tecnica parecchio cervellotica e esiguamente autonoma. Ciò nonostante, risulta essere tutt’oggi alquanto adoperata nel campo della perdita di peso e della cura nutrizionale contrastante dell’iperglicemia cronica.

L’indagine nel campo della scienza rammenta che, se adoperata in maniera corretta, il programma alimentare chetogenico può non risultare efficiente, seppur capace di correggere determinati fastidi causati da alimenti ricchi di carboidrati (grassezza, diabete mellito di tipo 2, ipertrigliceridemia ecc..).

STUDIO PURE DI DEHGHAN ET AL., 2017

Lo studio PURE (Dehghan et al., 2017) risulta essere una ricerca prospettica (o di coorte) che ha avvertito oltre 135.000 associati originari da 18 Paesi per svariati decenni. Abolendo le persone affette da patologie cardiovascolari pregresse (eccetto per il diabete), successivamente ad un follow-up di 7,4 anni dall’origine dell’ispezione, sono accaduti più di 10.000 scomparse o avvenimenti cardiovascolari (tra cui infarto ictus) connessi ai criteri di giudizio dell’avviamento della ricerca (cause socioeconomicihe, questionarie sulla nutrizione e sulla funzione motoria); risulta essere la conseguenza che l’assimilazione di carboidrati accresce la percentuale di decessi complessiva contrariamente ai lipidi (senza distinzione di grassi saturi ed insaturi) la riducono.

Non è stato evidenziato alcun rapporto fra la consumazione di grassi e i fattori cardiovascolari o ulteriori tipologie di decesso connesso, eccetto i grassi saturi, che all’improvviso si sono congiunti a una ridotta minaccia di ictus.
La liberazione di insulina causata dall’assimilazione di glucosio e l’implementazione della coincidente caduta di comunicazione può essere valutato il movente originario del fatto che potenziando il provento di carboidrati si agevola il decesso. Come mostra l’alta influenza di tumori all’interno di soggetti affetti da diabete, l’iperinsulinemia risulta essere un elemento di accrescimento malevole alquanto rilevante.

DIMINUZIONE DELL’ASSIMILAZIONE DEL GLUCOSIO

Nell’ambito della cura terapeutica, nel caso in cui i carboidrati risultano essere cause considerevoli per quanto concerne il favorire il decesso, non soltanto la diminuzione dell’incasso complessivo, bensì la stessa proibizione dell’assimilazione e dell’anabolismo dei carboidrati comporterebbe il prolungamento dell’arco di tempo vitale.

  • L’acarbosio risulta essere un interdetto dell’alfa-glucosidasi, un enzima intestinale che lascia D-glucosio dai carboidrati articolati (specialmente l’amido). Risulta essere adoperato per trattare i soggetti affetti da diabete al fine di restringere l’assimilazione di carboidrati all’interno dell’intestino già dagli anni ’80. Per quanto concerne la funzione dei carboidrati per quando concerne il coinvolgere lo stato salutare, l’acarbosio ha mostrato di essere in grado di allungare l’arco di tempo vitale nei topi (Harrison et al., 2014);
  • I divieti del co-trasportatore 2 sodio-glucosio renale (SGLT-2) favoriscono l’abolizione del D-glucosio dal flusso sanguigno mediante l’urinazione. Codesti divieti di recente progrediti tendono ad essere adoperati al fine di trattare i soggetti affetti da diabete. É difatti durante il decorso vitale degli organismi o degli umani che non sono stati esposti i relativi risultati seppur il tutto sembra essere giustificato;
  • La metformina antidiabetica, ad oggi investigata per quanto concerne l’allargamento dell’arco di tempo vitale (ricerca TAME), diminuendo la formazione di glucosio (gluconeogenesi) dal fegato e comporta la diminuzione della glicemia;

Mescolanza nutritivi

Nei roditori, l’abolizione complessiva dei carboidrati (< 1%) al fine di riscuotere un programma alimentare chetogenico tende a ristabilire l’aspettazione di vita riguardo ad un programma alimentare ad elevata presenza di carboidrati. Difatti, Roberts et al., 2017 tendono ad avvertire che riorganizzando altresì solamente il 10% energetico in zuccheri semplici codesto fattore concreto dilegua. Sostituendo gli zuccheri coi carboidrati complessivi i criteri si ristabiliscono in maniera sensibile; risultano pertanto gli stessi ad impiegare la funzione meno buona. Risulta essere mostrato che accostare un programma alimentare ad elevato quantitativo di grassi a quote intermedie di zucchero semplice si ricavano esiti avversi. In aggiunta, è stato evidenziato un allargamento dell’arco di tempo vitale dei roditori avvicendando le proteine nutritive coi carboidrati, indipendentemente dalle calorie complessive (Solon-Biet et al., 2014). Ritenuti congiuntamente, codeste ricerche indicano che gli zuccheri alimentari possono essere un esito delimitante alquanto rilevante, seppur non unitario, sullo stato di salute dei topi.

Censure alla ricerca

La ricerca PURE risulta essere censurata per quanto concerne l’aver maneggiato la funzione statistica dei corrispettivi esiti. Particolarmente, le consuetudini nutritive derivano dal provento e dalla geologia di determinate aggregazioni non risultano impiegabili alla società a lucro elevato occidentale (la quale pertanto era stata inserita nel PURE). Difatti, Dehghan et al. (2017) non esaminano la sorgente distinta dei carboidrati (zuccheri/carboidrati raffinati o cereali integrali) abbia la capacità di cooperare ai fattori nocivi dei glucidi, e come il guadagno influenza sul qualitativo delle preferenze dietetiche. Ciò nonostante si è offerta susseguentemente una riedizione supplementare sul guadagno e sull’agiatezza della famiglia, non soltanto sulla condizione socioeconomica del paese, mostrando che codeste variabilità non risultano avere alcun influenza su quelle che sono le peculiari considerazioni della ricerca.

Risoluzione della ricerca

Il complesso di studiosi della ricerca PURE ritengono che gli avvertimenti nutritivi continui, specialmente per quanto concerne i carboidrati raffinati e gli zuccheri, devono essere completamente prese in considerazione. In aggiunta, le scelte farmacologiche al fine di falsificare l’alimentazione avente un minimo quantitativo di carboidrati (ossia, senza alcuna necessità di una concreta diminuzione dell’assimilazione di carboidrati) che devono prendere in considerazione un appressamento efficace ed effettivo per quanto concerne le modificazioni abitudinarie dell’alimentazione per il popolo comune.

Filosofia

Programma alimentare chetogenico è conveniente?

Declinare l’assunzione di glucosio mediante il programma alimentare e obbligare l’organismo ad usare gli inferiori confacenti di amminoacidi risulta essere una scienza parecchio “contestabile”, la quale è capace di infiacchire inefficientemente fegato e reni, rendendo in minor misura l’efficienza del sistema neurologico e la muscolatura.

D’altra causa, gli ipotizzabili risultati sfavorevoli, di GREVE essenza, dei programmi alimentari chetogenici risultano essere maggiormente deliminati di quanto si creda; o in modo migliore, il singolare programma alimentare chetogenico, nel corto decorso, NON comporta l’inadeguatezza dei reni, l’inadeguatezza epatica, la diminuzione dell’anabolismo basale e il danneggiamento tiroidale, decalcificazione delle ossa ecc.. Ciò che sopraggiunge per lunghi decorso resta ugualmente obiettivo di ricerche; indiscusso è il fatto che, il programma alimentare chetogenico non deve essere ritenuto come una scienza nutrizionale precisa, specialmente date le pericolosità che è capace di comportare in determinate circostanze.

Risulta ciò nonostante dubbioso il fatto che tutta quest’attività, non solo detiene minimo il livellamento glicemico-insulinico (garante, congiunto alla sovrabbondanza calorica, del sedimento di adiposità), accresca il quantitativo calorico consumato, stimolando la suppurazione ormonale e la formazione di metaboliti i quali agevolano l’eliminazione dei grassi cessando il senso di fame. Per codeste motivazioni l’efficienza “snellente” del programma alimentare chetogenico risulta essere a tutti gli effetti alto.
Il programma alimentare chetogenico opera immediatamente seppur ponendo il corpo ad un sovraffaticamento costante e non salubre. Nel caso in cui venga in malo modo strutturato, specialmente nel momento in cui si ha una negativa suddivisione o una sovrabbondante restrizione, il programma alimentare chetogenico deve essere tralasciato e sostituito con ulteriori tecniche nutrizionali in minor misura dannose ma al tempo stesso efficienti.

Seppur tenda ad essere adoperato in processi d’epilessia che non replicano appropriatamente ai prodotti farmaceutici, in ulteriori condizioni il programma alimentare chetogenico risulta essere alquanto pericoloso. Risulta difatti una delle scienze nutrizionali “intense” maggiormente sviluppate in determinati fastidi dell’atteggiamento nutrizionale (DCA). Se effettuate da un paziente affetto da diabete mellito di tipo 1 (seppur in effetti non ci sarebbe alcuna motivazione), commissiona elevata prudenza e il sostegno di uno specialista, poichè è capace di apportare gravosi esiti per lo stato salutare. In aggiunta, dato che si presenta alquanto squilibrato, è capace di pregiudicare il reclamo nutritivo dei soggetti in fase di gestazione o delle donne balia.

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