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Cisti Ovariche: cosa sono, sintomi, cause, diagnosi e possibili cure

Cisti Ovariche: cosa sono, sintomi, cause, diagnosi e possibili cure

Le Cisti Ovariche non sono altro che delle sacche dalle piccole dimensioni contenenti liquido, dove al loro interno, ma anche sulla loro superficie, presentano due strutture dalla forma simile a una mandorla, e sono posizionate in maniera simmetrica rispetto all’utero stesso. In queste ghiandole maturano gli ovuli che permettono la riproduzione, e che vengono liberati ogni mese del periodo fertile femminile.

Cosa sono le Cisti Ovariche?

Nelle donne vi sono alte probabilità di comparsa di cisti ovariche, anche se bisogna fare una distinzione tra di esse. Infatti vi è la possibilità che si manifestino in maniera innocua, non generando alcun problema nella donna, ma anzi entro alcuni mesi tendono a scomparire senza obbligo di cura. Vi è però anche la possibilità che queste si manifestino in maniera più grave, in questo caso le cisti ovariche possono mostrarsi come un vero e proprio problema, soprattutto nel momento in cui vanno a rompersi.

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Le donne aventi un età superiore ai 50 anni, devono prestare massima attenzione, in quanto queste possono tramutarsi in un cancro; anche se c’è però da dire che, nonostante la scoperta della loro comparsa apporti tensione, nella maggioranza dei casi si presentano di forma benigna.

Ci sono stati casi in cui le cisti ovariche si sono dimostrate addirittura dolorose, ma questo in rari casi. In genere la diagnosi avviene tramite esami ecografici, che almeno nella maggior parte dei casi, vengono effettuati per altre ragioni. Ad ogni modo risulta sempre importante saperne riconoscere i sintomi e recarsi da un ginecologo per effettuare visite di controllo, ogni volta che si può: la salute prima di tutto!

Sintomi legati alle Cisti Ovariche

Non sempre i sintomi legati alle cisti ovariche si manifestano in maniera evidente, ma quando questi ci sono, è importante saperli riconoscere. Ebbene fra questi possiamo vedere:

  • dolore addominale, in particolare durante i rapporti sessuali (siamo in presenza di dispareunia),
  • spotting ovvero sanguinamento tra un ciclo e l’altro,
  • ciclo mestruale alterato,
  • senso di pesantezza, pressione e gonfiore addominale,
  • minzione molto più frequente (ovvero quando la cisti si presenta di dimensioni più grandi e va a premere sulla vescica) ed ulteriori sintomi aggiuntivi (come la mancata capacità di svuotare completamente la vescica),
  • difficoltà durante l’evacuazione a causa della pressione sugli organi adiacenti,
  • stanchezza,
  • mal di testa,
  • nausea, vomito e/o difficoltà a digerire,
  • aumento di peso.

Questi sintomi sono per lo più tutti uguali, anche a seconda di quanto grande siano le cisti o a che tipologia appartengano. Ad ogni modo, la cisti ovarica va a provocare dolore nel caso in cui:

  • diventa di grosse dimensioni,
  • sanguina,
  • si rompe,
  • si contrappone con l’apporto di sangue alle ovaie,
  • viene colpita durante i rapporti sessuali,
  • si attorciglia o genera la torsione delle tube di Falloppio.

Come capire se la cisti ovarica si rompe

Si capisce che una cisti ovarica si è rotta, nel momento in cui si avverte un dolore inaspettato e forte, nel lato basso dell’addome, ovvero quello dove si trova la cisti. C’è da dire però che questa può essere anche asintomatica. Il dolore, nella maggior parte dei casi, persiste per qualche giorno, ma anche per settimane.

Una cisti ovarica si rompe quando:

  • si subiscono traumi,
  • ci si sottopone ad estenuante esercizio fisico,
  • durante i rapporti sessuali,
  • per ulteriori cause.

Il caso resta autolimitante, e richiede controlli, e in qualche caso, anche l’utilizzo di farmaci. Nel momento in cui la cisti che si è rotta, si presenta di grandi dimensioni, si può avere sanguinamento nella cavità addominale, ma anche uno shock; è questo il caso in cui c’è bisogno dell’aiuto dell’esperto.

Come capire se si è in presenza di torsione ovarica

Una torsione ovarica si ha essenzialmente quando vi sono delle cisti ovariche: una cisti ovarica che si presenti dal diametro superiore ai 4 centimetri, può causare l’insorgenza di torsione nel 17% dei casi.

Una volta avvenuta la torsione ovarica, questa può provocare un blocco del flusso sanguigno, generando a sua volta un infarto della ghiandola.
Si capisce che si è in presenza di torsione addominale, nel momento in cui si avverte un inaspettato e forte dolore, seguito, in alcuni casi, da nausea e vomito.

Cause delle Cisti Ovariche

Le cisti ovariche, possono comunemente formarsi in seguito al ciclo mestruale, anche se c’è però da dire che ve ne sono altre tipologie che vanno a svilupparsi anche durante il periodo della menopausa. 

Ad oggi sono state riconosciute 2 tipologie di cisti ovariche, ovvero funzionali patologiche.

Cisti Ovariche funzionali

Le cisti ovariche appartengono alla prima categoria, ovvero a quelle che vanno a formarsi in periodo fertile, durante il ciclo mestruale. Per ogni mese, all’interno delle ovaie, si formano delle strutture a forma di cisti, chiamate follicoli, il quale obiettivo è quello di far maturare e poi rilasciare l’ovulo quando avviene l’ovulazione. 

Nella metà del periodo del ciclo mestruale, l’ipofisi, ovvero una ghiandola posta alla base del cranio, libera l’ormone luteinizzante o LH, che va a dare il via al follicolo di poter liberare l’ovulo. Dopo di questo, si avrà lo scoppio del follicolo, liberando l’ovulo ormai maturo, che si incamminerà nelle tube di Falloppio, cercando spermatozoi che possano fecondarlo. Dall’ovulazione, il follicolo deve tramutarsi in corpo luteo, ovvero una ghiandola di durata temporanea, capace di generare progesterone.

In casi in cui dove il follicolo non riesce a liberare l’ovulo, o non riesce ad evacuare il fluido contenuto in seguito alla fuori uscita dell’ovulo, si potrà parlare di cisti funzionale, che si crea cioè durante il regolare ciclo mestruale. Per nostra fortuna, queste formazione sono del tutto benigne, e quindi non apportatrici di cancro; in alcuni casi però queste possono generare dolore pelvico. In genere scompaiono da sole, e quindi senza obbligo di cure, entro qualche mese.

Si possono distinguere 2 tipologie di cisti funzionali, ovvero:

  1. CISTI FOLLICOLARE. Si genera nel momento in cui l’ipofisi non libera l’ormone LH, bloccando lo scoppio del follicolo e il rilascio dell’ovulo. Invece di effettuare il procedimento prima accennato, questo tende a crescere e a tramutarsi in cisti. Queste cisti sono del tutto innocue, in alcuni casi generano dolore, ma ad ogni modo tendono a scomparire in automatico entro 2 o 3 cicli mestruali.
  2. CISTI LUTEALE. Si genera nel momento in cui l’apertura del follicolo, ovvero lo spazio dove esce l’ovulo, tende a richiudersi, bloccando il passaggio dei fluidi, e facendoli bloccare nello stesso follicolo. Da ciò, il corpo luteo si dilata generando come conseguenza una cisti. Solitamente queste tipologie di cisti tendono a scomparire in automatico entro qualche settimana, ma vi sono stati anche rari casi in cui queste si sono ingrandite notevolmente, raggiungendo anche i 10 cm di diametro, diventando dannose; se queste sono piene di sangue, possono rompersi provocando forti emorragie interne e dolore, che si dilegua però entro alcuni giorni dalla rottura.
    Si può arrivare in rari casi anche alla torsione ovarica, la quale blocca il flusso sanguigno alla ghiandola. In genere la cisti luteale trova grande rischi dinanzi al clomifene citrato o Clomid, che non è altro che un medicinale utilizzato per infertilità e che induce l’ovulazione. Queste cisti non rappresentano un pericolo per gravidanze o concepimento.

Le cisti patologiche

Le cisti patologiche sono legate invece alla seconda categoria, e sono dovute ad un aumento cellulare anormale non dovuto però al ciclo mestruale; siamo di fronte ad un tumore benigno. A differenza delle cisti funzionali, quelle patologiche sono meno diffuse , e possono generarsi prima e dopo la menopausa, possono provenire da cellule collegate all’ovulo o da cellule che si trovano sulla superficie delle ovaie.

Queste cisti sono prive di sintomi, e vengono in genere viste durante la visita dal ginecologo. Vi sono volte in cui queste possono anche scoppiare, ma altre volte in cui possono accrescere notevolmente, ostruendo il flusso sanguigno alle ovaie.

Come già detto, queste sono di origine benigna, ma possono essercene altre di origine differente, che si sviluppano in particolare nelle donne in menopausa. Tra questa abbiamo:

  • CISTI DERMOIDI. Queste cisti derivano dalle cellule speciali, usate per la generazione dell’ovulo, e che sanno tramutarsi in diversi tipi di cellule appartenenti all’organismo. Queste possono racchiuderei tessuti uguali a quelli di capelli, pelle o denti; possono raggiungere i 15 cm di diametro e in genere hanno bisogno di essere operate. Non sono quasi mai di origine tumorale.
  • ENDOMETRIOMI. Queste cisti sono provocate dall’endometriosi, ovvero una malattia dove le cellule dell’utero si generano al di fuori dell’utero stesso. Una parte di questo tessuto, legandosi all’ovaio, può generare una cisti.
  • CISTOADENOMI. Queste cisti si sviluppano dalle cellule presenti sulla superficie dell’ovaio. Possono raggiungere i 30 cm di diametro, premendo di conseguenza su altri organi e provocando problemi di digestione e urgente minzione. Queste cisti possono generare torsione ovarica e solo in alcuni casi si sono dimostrate di origine tumorale.

Ultime ma non ultime sono le microcisti, che non sono altro che delle cisti ovariche più piccole, generate di solito dall’ovaio policistico. Queste raramente sono di origine tumorale, e quelle che si presentano, sono solo in età più avanzata.

Quali sono i fattori di rischio?

Tra i più rilevanti fattori di rischio delle cisti funzionali, troviamo:

  • età fertile,
  • uso di medicinali per la fertilità (sindrome da iperstimolazione ovarica, come Clomid),
  • gravidanza; nelle donne incinta, le cisti ovariche si possono formare nel secondo trimestre, quando l’ormone hCG o meglio gonadotropina corionica, l’ormone della gravidanza, raggiunge la più alta concentrazione nel sangue,
  • fumo delle sigarette,
  • endometriosi,
  • infiammazioni pelviche,
  • magrezza.

Tra i più rilevanti fattori di rischio delle cisti maligne o tumorali, troviamo:

  • età (raro ai 40 d’età, mentre quasi la maggioranza sono diagnosticati dopo i 63 anni),
  • tumore ovarici, tumore al seno o tumore al colon-retto,
  • prima gravidanza dopo i 35 anni o nessuna gravidanza,
  • utilizzo di farmaci per la fertilità (in particolare se poi nessuna gravidanza fosse andata a buon fine),
  • obesità e dieta ricca di grassi,
  • uso di estrogeni dopo la menopausa,
  • utilizzo di talco nella zona vaginale.

Tra i più rilevanti fattori protettivi, troviamo:

  • gravidanze prima dei 26 anni,
  • più gravidanze portate a termine (soprattutto se in giovane età),
  • allattamento,
  • utilizzo di contraccettivi ormonali,
  • legatura alle tube,
  • isterectomia.

Diagnosi delle Cisti Ovariche

Come già detto, la maggioranza delle cisti ovariche, come compaiono, così scompaiono da sé, visto anche il fatto che non provocano né danni né complicazioni. In genere però, queste vengono diagnosticate tramite ecografia, o tramite esami di imaging, come TAC, risonanza e così via, durante accertamenti per altre problematiche.

L’ecografia è la maniera più comune di diagnosi, anche perché non costa molto, non fa male, ed è capace di capirne la forma, le dimensioni, il posto e la tipologia di contenuto, fluido, solido o misto che sia.

Una volta diagnosticata la cisti ovarica, il ginecologo in genere consiglia di tenerla sotto controllo, al fine di capire quale sia il suo andamento. Se il ginecologo ha dei dubbi sulla sua natura, chiede allora ulteriori approfondimenti tramite altri esami, quali:

  • TEST DI GRAVIDANZA. Nel momento in cui questo risulti positivo, si può presumere che la cisti sia luteale e che si sia generata in seguito al rilascio dell’ovulo, quando il follicolo, richiudendosi, è andato a riempirsi di liquidi.
  • MARKER TUMORALE. Questo viene effettuato inserendo nel sangue una proteina, ovvero CA 125, e dal quale si può capire se la cisti sia tumorale o meno. Sono probabili i falsi positivi, in particolare se la donna si trova in età fertile, come nel caso di endometriosi, fibromi uterini e malattia infiammatoria pelvica.
  • LAPAROSCOPIA. Tramite il laparoscopio, ovvero un piccolo tubicino con una lucetta all’estremità, che viene messo nell’addome tramite un piccolo taglietto, si possono osservare le ovai e togliere al contempo la cisti. L’approccio si dimostra senza dubbio più invasivo.

Possibili cure e terapie per Cisti Ovariche

Come più volte detto, la maggioranza delle cisti ovariche tende a comparire e a scomparire in automatico, senza perciò l’obbligo di cure. Nel momento in cui si ha bisogno di incorrere in terapie, si deve andare a valutare:

  • età (le donne in menopausa hanno rischi maggiori di tumore ovarico),
  • tipo e dimensione della cisti
  • sintomi.

Sorveglianza attiva

La sorveglianza attiva o vigile attesa, è quell’approccio secondo il quale si deve attendere prima di cominciare a trattare la cisti, e sottoporsi a periodiche ecografie al fine di tenere sotto controllo il suo andamento. Alle donne in menopausa si consigliano anche periodici esami del sangue per i marker tumorali.

Medicinali

Vengono in genere prescritti gli antidolorifici in caso di dolore, ma anche la pillola anticoncezionale o ulteriori contraccettivi come cerotto o anello vaginale, al fine di evitare il rischio di formazione di ulteriori cisti.
I rimedi contraccettivi sono molto utili anche per diminuire il rischio di tumori alle ovaie.

Chirurgicamente

La cisti ovarica richiede di essere rimossa se la donna è in menopausa, ma anche in altri casi in cui la cisti:

  • non sparisce dopo molti cicli mestruali,
  • si ingrandisce,
  • si mostra anomala all’ecografia o presenta comunque dubbi sulla sua origine,
  • provoca dolore.

Vi sono 2 modi diversi di effettuare l’operazione chirurgica, e questi sono:

  1. LAPAROSCOPIA. Questa prevede dei piccoli tagli sulla zona addominale tramite il laparoscopio (vedi sopra). Questo approccio si presenta meno fastidioso e permette una ripresa più veloce.
  2. LAPAROTOMIA. Questo approccio si sceglie quando la cisti è di dimensioni maggiori e presenta origini tumorali. L’incisione sarà a sua volta più grande, visto che si passerà alla rimozione delle ovaie, nel momento in cui però sarà obbligatorio.

Dopo l’intervento sarà normale un pò di dolore, che comunque tenderà a dissolversi nel giro di qualche giorno. Nel caso in cui si fosse stati sottoposti a laparotomia, la convalescenza dovrà essere più lunga, e si dovrà prestare maggiore attenzione. Si deve assolutamente chiamare un medico nel momento in cui:

  • vi sarà un abbondante sanguinamento,
  • si avrà dolore o gonfiore particolarmente acuto,
  • febbre,
  • perdite vaginali anomale.

Nelle donne in età ancora fertile, nel momento in cui si va a intervenire chirurgicamente, si presterà maggiore attenzione a non intaccare la sua fertilità, provando a rimuovere solo la cisti e non le ovaie. Nel caso in cui però un ovaio venisse rimosso, si potrà provare una gravidanza utilizzando soltanto l’altro rimasto. Questo procedimento richiederà però maggiore pazienza.

Nel caso in cui vi sia invece l’obbligo di rimuovere entrambe le ovaie, si andrà purtroppo incontro ad infertilità e precoce menopausa. L’unica strada percorribile, con l’aiuto del ginecologo, potrebbe essere solo quella della fecondazione eterologa. 

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