1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle(1 voti, voto medio: 5,00)
Loading...

Sifilide nella Donna: che cos’è, sintomi, contagio, diagnosi e possibili cure

Sifilide nella Donna: che cos'è, sintomi, contagio, diagnosi e possibili cure

La sifilide è una patologia di tipo infettivo, che può colpire indistintamente uomini e donne. All’origine c’è il batterio Treponema pallidum, molto invasivo nel corpo umano. Parleremo in questo caso delle donne, le quali contraggono la sifilide mediante contatto sessuale, e nel periodo di gestazione, l’agente patogeno potrebbe esser trasmesso anche al feto; parleremo in questo caso di sifilide congenita. 

Una volta avvenuto il contagio, il batterio si propagherà all’interno del sangue ed in qualsiasi secrezione del corpo, prevalentemente alle lesioni da esso generate. I sintomi esordiranno dopo 3 o 4 settimane, mediante ulcere ferite tonde, proprio lì dove è “entrato” l’agente patogeno. Nelle donne, queste lesioni sono molto frequenti nell’area genitale, con maggiore prevalenza a:

  • piccole labbra
  • orifizio vaginale
  • perineo.

Nelle donne, la sifilide può provocare molteplici complicanze anche nel corso della gravidanza. E’ importante effettuare una diagnosi  e poi ricorrere ad una terapia adeguata, prima che questa evolvi passivamente, generando danni, anche gravi, a diversi organi ed apparati, tra i quali compaiono: pelle, cuore e scheletro.

Pubblicità
Aloe Ferox Bioness

Una volta giunta alla sua fase finale, la sifilide può intaccare e danneggiare il sistema nervoso centrale, provocando a sua volta confusione mentale, demenza e paralisi progressiva. Grazie però all’efficiente diagnosi ed efficaci antibiotico-terapie, è possibile controllare nonché curare la sifilide.

Sintomi della sifilide nelle donne

La sifilide decorre in differenti fasi, ognuna presentante sintomi diversi. E’ importante ricordare che la sifilide è una patologia alquanto complessa, e se non curata al meglio, può generare complicanze, tipo cardiopatie e disturbi neurologici.

Sifilide primaria

La fase iniziale della sifilide comincia dopo 3 o 4 settimane dal contagio, con esordio di una lesione, o sifiloma, là proprio il T. pallidum è penetrato. Questi ricorda una papula tonda, circoscritta, dalle dimensioni variabili, che non genera dolore e dalla base solida. Lentamente la superficie andrà erodendo fino a giungere ad ulcerazione, facendo divenire il fondo rosso vivo, con fuoriuscita di essudato sieroso, all’interno del quale ci sono i treponemi. 

La sifilide nella donna esordisce nella zona genitale oppure là dove è avvenuto il contatto sessuale, e quindi:

  • cervice
  • vulva
  • vagina
  • perineo.

La lesione può presentarsi anche nella zona anale-rettale, oppure nel cavo orale, e quindi sulle labbra, gengive, faringe o lingua. Dopo una settimana dal suo esordio, ci sarà un segno abbastanza comune della sifilide primaria, quale incremento del volume dei linfonodi. 

I sintomi della sifilide primaria scompaiono dopo 4 o 6 settimane dall’esordio, anche se non ci si affida ad un trattamento, però il batterio resterà presente nell’organismo. Le lesioni potrebbero addirittura passare inosservate, in quanto piccole o non facilmente individuabili; proprio così come accade per i sifilomi posti sul collo dell’utero. 

Sifilide secondaria

Si incorre in sifilide secondaria dopo 3 o 6 settimane dal suo esordio; qui si noteranno manifestazioni sistemiche vista la proliferazione e diffusione, per via ematica linfatica, del T. pallidum. Si noteranno in questo ambito sintomi somiglianti all’influenza, e quindi:

  • febbre
  • astenia
  • cefalea
  • dolori muscolari
  • malessere generalizzato.

La manifestazione primaria della sifilide secondaria resta però un’eruzione muco-cutanea, in una o più aree del corpo, la quale può essere di natura transitoria o ricorrente, dall’aspetto abbastanza variabile. Questa può presentarsi mediante:

  • screpolature tondeggianti su palmi di mani e pianta di piedi
  • gruppi di piccole macchie rosa su tronco ed arti, somiglianti a quelle del morbillo
  • ingrossamento dei linfonodi.

Senza adeguato trattamento, queste lesioni possono andar via dopo alcuni giorni o settimane, ma anche continuare per mesi oppure ricomparire spesso; si andrà comunque incontro a remissione, senza lasciar cicatrice alcuna. La sifilide nella donna può inoltre generare:

  • mal di gola
  • inappetenza
  • dimagrimento
  • problemi alla vista
  • udito ed equilibrio alterato
  • dolori alle ossa
  • perdita di capelli in ciocche
  • esordio di chiazze spesse, dal colore grigio o rosa, o candilomi, nelle aree più umide della cute.

Nella sifilide secondaria si può addirittura incorrere in meningite. Quando questa fase starà regredendo, inizierà una lunga latenza, dalla durata di mesi od anni; durante questo periodo non si noteranno sintomi, nonostante l’infezione sia ancora presente.

Sifilide terziaria

Si arriva alla sifilide terziaria quando il T. pallidum va a riattivarsi dopo il periodo di latenza; ciò accade generalmente dopo 10 o 25 anni dal contagio. Questo stadio della sifilide può comportare differenti effetti e danni duraturi a:

  • cuore
  • fegato
  • ossa
  • articolazioni
  • vasi sanguigni
  • cute
  • ulteriori organi.

La sifilide terziaria vede le sue principali manifestazioni al sistema nervoso centrale, con alterazioni generative a tessuti del cervello e midollo spinale. Nella neurosifilide, vi possono essere anche:

  • alterazioni della personalità
  • graduale cecità
  • perdita di memoria, fino a giungere a demenza
  • incapacità nel controllare i movimenti dei muscoli
  • paralisi progressiva
  • decesso, se molto grave.

Contagio della sifilide nella donna

La sifilide si contrae nelle donne mediante rapporti sessuali non protetti, siano essi genitali, e quindi a vagina ed ano, che orali, avuti con un soggetto infetto. L’infezione può esser poi trasmessa toccando direttamente le ferite ed ulcere di pelle e mucose, le quali vanno a generarsi nell’area di manifestazione della patologia, e quindi:

  • vagina
  • ano
  • bocca
  • gola
  • superficie cutanea lesionata.

Queste manifestazioni sono sovente prive di dolore, per cui passare inosservate, motivo per cui il soggetto non pensa di esserne infetto, con il rischio di contagiare anche il partner. In gravidanza, la sifilide può esser poi trasmessa anche al feto, per via transplacentare, e quindi nel sangue materno infetto, ma anche nel momento del passaggio nel canale del parto. 

In questo modo potrà anche esser più semplice distinguere tra sifilide acquisita, e quindi se si manifesta nel corso della vita, e tra sifilide congenita, contratta quindi prima di nascere o durante la nascita. In rare occasioni può succedere che questa venga trasmessa durante le trasfusioni di sangue. 

Ciò però accade soltanto in quei Paesi dove il sangue non viene sottoposti a controlli prima della trasfusione. Ulteriore rischio è far uso di droghe per via endovenosa. E’ importante sapere che la sifilide non si trasmette indirettamente, e quindi toccando oggetti, stoviglie od indumenti usati da un paziente infetto, visto che il T. pallidum non resiste nell’ambiente. Ulteriore dettaglio importante è che la sifilide non dà immunità, per cui può esserci un ritorno.

Diagnosi della sifilide nella donna

Si passa alla diagnosi della sifilide osservandone i sintomi esposti dal paziente nel corso della visita medica, per poi osservare al microscopio del materiale estratto dalle lesioni e degli specifici esami del sangue. 

Si può confermare la diagnosi mediante ricerca dei treponemi nell’essudato e per i test sierologici positivi, così da riscontrare anticorpi contro il batterio nelle sue fasi precoci. Questa analisi permettono di capire la modalità di contrazione e a quale stadio si trova l’infezione, per poi intraprendere il miglior trattamento.

Visto che l’infezione risulta essere abbastanza aggressiva, rientra tra le patologie soggette a denuncia, per cui il personale medico sarà costretto ad informare le autorità di sanità pubblica, nel momento in cui si ha un soggetto infetto.

Possibili cure alla sifilide nella donna

Si tratta la sifilide mediante somministrazione di penicillina per via parenterale; i soggetti allergici al principio attivo devono ricorrere però ad ulteriori farmaci, del tipo doxiciclina tetraciclina. 

Al fine di consigliare la giusta dose e la durata della terapia antibiotica, il medico dovrà sapere a quale grado si trova l’infezione, scoperta durante la diagnosi. Se cominciato nelle fasi primarie, il trattamento risulta essere molto più efficace, in quanto non di possono correggere eventuali danni agli organi, se ci si trova già in fase più avanzata.

La diagnosi ed il trattamento dovrà avvenire anche su eventuali partner della donna, per almeno 3 mesi dall’esordio dei sintomi. Durante questo periodo ci si dovrà astenere da qualsiasi rapporto sessuale, fino al momento in cui le lesioni non guariscono del tutto. Ferite ed ulcere cutanee possono anch’esse trasmettere la sifilide nel corso di un rapporto orale od altri contatti con la zona infetta.

Così come avviene per altre malattie sessualmente trasmissibili, anche per la sifilide può risultare utile la prevenzione mediante uso di preservativo, usato per tutto il tempo del rapporto sessuale, sia esso vaginale, che anale od orale. Anche giocattoli sessuali devono essere accuratamente coperti prima del loro utilizzo.

E’ comunque importante sapere che nonostante si usi correttamente il profilattico, non si può garantire una protezione assoluta dall’infezione, trasmissibile soltanto toccando le lesioni nelle aree genitali non coperte.

Pubblicità

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.