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Dieta Oloproteica: che cos’è, come funziona e controindicazioni

Dieta Oloproteica: che cos'è, come funziona e controindicazioni

Il programma alimentare oloproteico sta a rappresentare un “programma alimentare che genera liposuzione” (una rapida perdita di peso priva di sforzo).

Stando a quanto diramato dagli specialisti del campo:

  • Giuseppe Castaldo (Medico-chirurgo specialista in Medicina Interna, Gastroenterologia e Scienza dell’Alimentazione, Direttore UO Dietologia e Nutrizione Clinica AORN Moscati AV);
  • Dr.ssa Assunta Vitale (Laureata in Dietistica UO Dietologia e Nutrizione Clinica AORN Moscati AV);
  • Dr.ssa Laura Castaldo (Medico-Chirurgo specializzanda in Neuropsichiatria Infantile);

Tale dieta oloproteica anzidetta liposuzione alimentare dato il corrispettivo straordinario risultato per quanto concerne la diminuzione di grassi localizzati in aree peritrocanteriche (conosciute col nome di culotte de cheval) e sulla rielaborazione della figura; in aggiunta, tale programma è capace di dare vita ad una trasformazione positiva del macrocircolo e microcircolo sanguigno degli arti inferiori.

Come funziona la dieta oloproteica?

Il programma alimentare oloproteico risulta essere una schematizzazione nutrizionale proteico e chetogenico. Tende ad essere adoperata in ambulatori ed usata per curare problemi connessi al peso, specialmente se connessi a patologia ginoide che non sono strettamente connesse al trattamento ipocolarico tradizionale. Ciò nonostante tale regime alimentare favorisce ugualmente un risultato fisico ottimale per i pazienti con peso normale.

Gli studi in ambito scientifico connessi a tale regime alimentare sono connessi al prof. Blackburn della “Harvard University”. Quest’ultimo ha studiato gli effettivi bisogni proteici nei momenti di sazietà.

Il prof. Blackburn ha affermato che la mancanza di carboidrati è capace di annullare il risultato catabolico insulinico sulle adiposità; in aggiunta, con un ausilio proteico pari a 1,2-1, 5 g/kg di peso normale risulta presumibile sorvegliare la massa magra, ovviando la compromissione dell’anabolismo. Pertanto, il prof. Blackburn evita qualsiasi eccedenza proteica assicurando la stabilità azotata e conferendo la sopportazione di appetito dato lo stato di chetosi.

All’incirca 20 anni addietro spuntò il regime alimentare oloproteico, alquanto modernizzato a differenza dell’antecedente date le susseguenti modifiche:

  1. Uso di amminoacidi stimolanti la sintesi di GH e di siero proteico ripulito mediante il contributo di 1,4g/kg di peso ideale;
  2. Porzione di carboidrati tra 10 e 20g/die (soltanto fruttosio ricavato da ortaggi) e di lipidi pari a 10g/die (1 cucchiaio di olio e.v.o.);
  3. Addossamento proteico mediante l’uso di integratori e cibi in parti uguali;
  4. Periodo massimo di 21 giorni, capace di assicurare la mancanza di effetti collaterali;
  5. Integrazione di sali minerali alcalinizzanti al fine di bilanciare l’acidificazione della chetosi;
  6. Completamento preciso di minerali orientativamente insufficienti per l’azione diuretica del regime alimentare chetogenico;
  7. Completamento di oligoelementi, vitamineFOS, omega 3, fitoterapici drenanti, uricosurici, epatoprotettivi e modulanti l’ipertono simpatico;
  8. Immissione di un registro di recupero alimentare connesso al regime alimentare mediterraneo;

In base alla struttura del regime alimentare oloproteico, il risultato di liposuzione lo si deve al complesso enzimatico di liposintesi e lipolisi delle adiposità, i quali sono regolamentati da un insieme ormonale. L’insulina ed il cortisolo conferiscono la custodia di adiposità addominali, contrariamente agli estrogeni, i quali indirizzano l’accumulazione di ginoide, ossia di trocanteri dei femori.

Pertanto, una ricerca operata da T.M. Loftus e M. D. Lane manifesta che il tasso insulinico ed estrogeno incentivino il PPARG, capace di regolarizzare la custodia di acidi grassi e l’anabolismo di glucosio. Ciò ha sottolineato un risultato contrario del GH, ossia dell’accrescimento di lipolisi e di proibizione di liposintesi. Determinati prodotti farmacologici per soggetti affetti da diabete si intromettono su codesti recettori, abbassando il livello di glicemia senza innalzare il livello insulinico; le sperimentazioni sui topi hanno attestato che un’alterazione genetica di cancellazione del PPARG reprime la riduzione di adiposità.

Dunque, il regime alimentare oloproteico opera per quanto concerne l’abbassamento del livello insulinico e l’accrescimento della secrezione di GH al fine di conferire l’eliminazione di adiposità ginoidi.
Inoltre, sembra che il regime alimentare oloproteico sia capace di conferire la rimozione di conosciute sintomatologie connesse alla sindrome precedente al mestruo, probabilmente per quanto concerne la funzione opposta degli estrogeni del GH. In aggiunta, un ottimale risultato conferisce la diminuzione di sintomatologie connesse al danneggiamento venoso e linfatico (causando pruriggine, edema, torpore, crampi, discromie della pelle, ecc…).

Controindicazioni

É opportuno affermare che qualsiasi regime alimentare chetogenico risulta essere un programma dannoso per lo stato salutare. Non sono connesse ad affermazioni soggettive in quanto risulta realistico rinvenire molteplici ricerche divulgative e di ambito scientifico (connesse a studi) che ne attestino quanto affermato. Indubbiamente, i dosaggi sono un primario movente nocivo; questo perché contingento la cura a 21 gg, gli specialisti non hanno alcuna colpevolezza e dunque, immettendo il registro di correzione alimentare, adempiono a qualsiasi vincolo venturo per quanto concerne il soggetto.

Ciò nonostante, è possibile indurre il popolo a non seguire un regime alimentare squilibrato e ricco di integratori alimentari al fine di divenire di bella presenza e perdere peso, in quanto non risulta alquanto formativo! Inoltre, NON risulta affatto veritiero che la mancanza di carboidrati riporta a zero la funzione metabolico insulinica, lo abbassa in maniera repentina ed è capace di operarlo soltanto se i dosaggi dei macronutrienti energetici risultino “da appetito”.

Tutto questo risulta avere una spiegazione in quanto ulteriori molecole sono capaci di incalzare la secrezione di insulina e che dunque, seppur i glucidi risultano nutrienti in eccedenza all’interno di un regime alimentare complessivo italiano, ciò nonostante la consumazione di ampi quantitativi proteici e lipidici accrescono il livello insulinico. Dunque, il regime alimentare oloproteico non risulta essere un programma iperproteico, in quanto il quantitativo di peptidi risulta normalizzato; però solo in percentuale, in quanto l’aiuto di una liposuzione ne conferisce il 70% del livello energetico complessivo. Una percentuale alta, specialmente perchè dovrebbe restringersi al 12-13%.

Risulta opinabile il fatto che, nel corso di un programma da “Auschwitz”, i soggetti chetonici siano capaci di introdurre problemi connessi all’anoressia capace dunque di ovviare la sensazione di fame. Soltanto coi carboidrati ottenibili dagli ortaggi, l’uso di 1 cucchiaio di olio ne conferisce l’1,5 gr. di proteine per kg corporeo, un soggetto maschile adulto avente un peso pari ai 65 kg ingerisca meno di 600 Kcal giornalieri.

Oltretutto, risulta stimolante comprendere come il livello di azotemia sia bilanciato, in quanto se risulta veritiero che da 0,75 a 1,5 gr. di protidi per kg di peso risulta possibile conformarsi ai singoli bisogni, risulta ugualmente veritiero che è connesso ai presupposti nutrizionali. Diminuendo il quantitativo di carboidrati e di lipidi, risulta fatale che un quantitativo di amminoacidi presenti nel microcircolo sanguigno si posizionino nella formazione epatico glucidica; pertanto, tale procedimento abbandona un’esclusione, ossia il complesso azotati, che diviene più elevato rispetto al regime alimentare regolarizzato. Risulta alquanto impossibile cambiare la ripartizione dell’adiposità corporea; la motivazione del perchè i soggetti femminili tendano a notare una differenza fisica, ossia una maggiore larghezza nella zona inferiore rispetto alla superiore, successivamente ad un programma alimentare corretto, risulta essere connesso soltanto al fatto che tali kg risultano essere i kg finali eliminabili.

Cambiare la linea ormonale degli estrogeni non risulta ovvio a differenza dell’insulina e del GH. Dunque, è opportuno tenere a mente che gli ormoni operano come fossero chiavi e che dunque i tessuti risultano connessi ad appropriate fessure; irragionevolmente, cambiando il quantitativo di chiavi in circolo, risulta opportuno tenere a mente le fessure rintracciabili all’interno del corpo. Vi è una connessione fra i componenti di: adiposità, livello insulinico ed estrogeno, attendibile all’interno di esami ovaio policistiche, seppur risulti alquanto rischioso attestare la modellazione del fisico mediante la somministrazione di integratori e cibi. Singolare risulta il collegamento fra regime alimentare oloproteico e sintomatologie connesse alla sindrome precedente al mestruo specialmente tenendo a mente che risulta essere un presupposto momentaneo e che, accade susseguentemente ad una ripartizione delle adiposità.

Dunque, nel caso in cui il maggior numero di soggetti sia nel medesimo periodo, questa risulta essere la spiegazione connessa all’abbassamento delle adiposità peritrocanteriche. Per quanto concerne il rientro venoso e linfatico, al contrario, questo agevola la diminuzione dell’eccedenza ponderale e dunque non a seguito di programmi alimentari oloproteici. In conclusione, risulta essere un complesso non formativo, specialmente per coloro che operano attivamente. Presuppone un reclutamento di integratori che stentatamente sono capaci di alleggerire l’azione del fegato e specialmente dei reni. Il tutto è connesso a studi specifici e concreti, seppur generalità esibite dagli specialisti non risultino equilibrate. Tuttavia si presentano alquanto lievemente approssimate.

 

 

 

 

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