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Glicemia: che cos’è, valori, regolazione e controllo

Glicemia: che cos'è, valori, regolazione e controllo

La Glicemia è il concentramento di glucosio nel flusso sanguigno. Essenziale per il corpo vivente considerando il fatto che risulta essere il nutritivo fondamentale per qualsiasi cellula che lo estrae immediatamente dal flusso, è il glucosio.

Che cos’è la glicemia?

La primaria sorgente di glucosio tendono ad essere prodotti alimentari, seppur, in minor quantità, il glucosio tende ad essere compendiato completamente dai protidi e lipidi internamente al corpo vivente medesimo. L’organismo è in possesso di un complesso di regolamento connaturato che acconsente il mantenimento parzialmente uniforme della glicemia nel corso del giorno.

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Il regolamento glicemico ha inizio da determinati ormoni: i cosiddetti ipoglicemizzanti, i quali tendono ad abbassare la glicemina, e gli iperglicemizzanti, che contrariamente la elevano. Il primario ormone ipoglicemizzante tende ad essere l’insulina, la quale tende ad essere costituita dal pancreas e risulta essere fondamentale per l’anabolismo del saccaride.

Nel caso di soggetti diabetici, primario obiettivo fondamentale risulta essere il mantenimento glicemico quanto più è possibile internamente alla pausa normale nel corso del giorno. Per tale motivazione risulta essere fondamentale effettuare il monitoraggio automatico giornaliero del livello glicemico all’interno del flusso sanguigno, tramite atti quotidiani che prendono il denominativo di autopadronanza.

Valori della glicemia

Nelle persone sane, aventi un regime regolare ed un programma alimentare giusto, il più delle volte nel corso del giorno l’entità glicemica tende a mantenersi fra i 60 e i 130 mg/dl.

A stomaco vuoto, il valore della glicemia tende a cambiare dai 70 ai 110 mg/dl; fra 100 e 125 mg/dl tende a rappresentare un presupposto di adulterata glicemia a stomaco vuoto (IFG), un regime che pertanto dovrebbe spingere il soggetto a prestare considerazione al suo regime quotidiano.

Entità glicemiche medesime o maggiori a 126 mg/dl tendono ad essere, secondo l’American Diabetes Association, sinonimo di possibili sintomatologie diabetiche.

Valori glicemici e dimagramento

Raffigurante il quantitativo glucemico contenuto all’interno del flusso sanguigno (mg/dl) è la glicemia. Il valore della glicemia a stomaco vuoto tendono ad affermarsi generalmente attorno ai 60-75 mg/dl, contrariamente allo stadio post prandiale dove tende a salire sino a 130-150 mg/dl.

Regolamento glicemico

L’essere vivente ha un complesso di regolamento connaturato che comporta il mantenimento moderatamente persistente della glicemia nel corso del giorno. Il cospetto glicemico nel flusso sanguigno risulta essere fondamentale per lo stato vitale, difatti tende ad essere un nutritivo fondamentale per qualsiasi cellula organica.

Nei soggetti senza alcuna patologia, i quali tendono a seguire un regime alimentare misto, il valore glicemico tende ad essere mantenuto, nel corso del giorno, ordinariamente fra i 60 e i 130 mg/dl, con un’entità media pari ai 90 mg/100 ml (5mm).

Salvaguardare costantemente il valore glicemico risulta essere fondamentale al fine di cautelare il regolare contributo di energia al sistema nervoso. Contrariamente a differenti organi e muscoli, il sistema nervoso non è capace di conservare scorte di glicemia dal quale ne ha origine sin da subito. Nel caso in cui si eliminano i presupposti di sfamato ampliato, il glucosio ematico risulta essere il solo strato d’energia adoperabile dal sistema nervoso.

In aggiunta sia un valore glicemico alquanto basso (ipoglicemia) sia un valore glicemico estremamente alto (iperglicemia) risultano essere teoricamente rischiosi per il corpo vivente specie se trascinati per lunghe tempistiche, poiché hanno la capacità di comportare effetti alquanto gravosi (come coma e diabete).

Il complesso regolamentare glicemico è condizionato fondamentalmente dalla funzione dei doppi ormoni: l’insulina e il glucagone.

Raffigurante un ormone avente un valore glicemico alquanto basso è l’insulina poichè capace di promuovere il decremento glicemico, contrariamente al glucagone avente un valore glicemico estremamente alto, capace di avere conseguenze contrapposte.

Successivamente ad una pietanza ricca, il tasso glicemico accresce dato l’elevato quantitativo di destrosio che tende a riversare in circonferenza l’intestino.

Un accrescimento del valore glicemico tende a stimolare l’essudazione di insulina, che attraverso la sua funzione riconduce il tasso glicemico a quote abituali (questo perchè l’insulina tende ad agevolare il corso di glucosio dal flusso sanguigno alla struttura cellulare, favorendo l’accumulazione del glucosio in senso glicogeno ed aumentando l’uso di glucosio delle cellule).

Successivamente a qualche ora di privazione di cibo il valore glicemico diminuisce dato il decorso del glucosio dal flusso al tessuto.

Una diminuzione del valore glicemico tende a stimolare l’essudazione di glucagone, un tipo di ormone il quale tende a riportare la glicemia a livelli abituali (andando in aggiunta a stimolare la formazione di glucosio partendo dal glicogeno e favorendo l’adoperamento di cellule grasse e aminoacidi, conservando il glucosio).

Automatismo “malescio” di insulina

Il quantitativo insulinico versato nuovamente in circolazione tende ad essere commisurato al livello glicemico, poiché più la glicemia accresce e più alto risulta essere il quantitativo insulinico essudato.

La glicemia tende ad accrescere molto specie se una pietanza è costituito da elevate quantità di carboidrati, specialmente se essi sono semplici (ad alto tasso di glicemia), contrariamente accresce maggiormente progressivamente se i glucidi si presentano difficili e strettamente connessi a proteine, grassi e fibre).

Generalmente l’ampliamento di glicemia è elevato per le pietanze ricche di carboidrati, intermedio basso per piatti ricchi di proteine e più che basso per piatti ricchi di grassi.

Nel caso in cui elevate quantità insuliniche si riversano nel percorso, la glicemia tende ad abbassarsi velocemente e diminuisce più del valore comune. L’immediata diminuzione glicemica, conosciuta come ipoglicemia reattiva post-prandiale, tende ad essere intercettato dal corpo che ne accresce l’essudazione di glucagone. Tale ormone presenzia in maniera rapida andando a stimolare la sensazione di appetito al fine di rispedire nella regola il tasso glicemico.

Da ciò tende a crearsi un percorso peccaminoso e il maggior quantitativo di glucosio iniettato internamente alle cellule tende ad essere mutato in grasso.

In aggiunta, l’elevati reclamo insulinico comporta per lunghi tempi un graduale decadimento razionale cellulare β del pancreas (designate alla formazione insulinica) con accrescimento glicemico a stomaco vuoto (IFG).

L’elevato tasso glicemico a stomaco vuoto comporta di conseguenza il basamento per quanto concerne la fuoriuscita del diabete di tipo II.

Esame di glicemia e perdita di peso

Ad oggi, i maggiori programmi nutrizionali provenienti dagli USA e che stanno ottenendo un elevato esito positivo anche nel continente Europeo (programma ad area, dieta iperproteica, dieta metabolica ecc..), tendono ad essere soppesate al fine di tutelare persistenti valori di glicemia.

L’accertamento di glicemia risulta essere estremamente prestigioso perchè ha la capacità:

  • di prevenire la fuoriuscita di diabete di tipo II e corrispettive complicazioni;
  • di favorire l’accertamento del peso;
  • di ridurre la formazione endogena di colesterolo, il quale raffigura all’incirca l’80% del colesterolo complessivo;
  • di migliorare la potenzialità di concentramento e di applicazione;

Una pietanza contenente un elevato quantitativo di grassi e proteine ha la capacità di incitare la fuoriuscita di un’essenza denominata colecistochinina (CKK) la quale tende a favorire la sensazione di pienezza.

Sei norme al fine di tenere sotto controllo la Glicemia e il peso

  • Circoscrivere il quantitativo di carboidrati, specialmente, seppur non del tutto, quelli raffigurati dai carboidrati semplici (come zucchero, dolciumi, cereali e derivanti da farine raffinate);
  • Delimitare l’assimilazione di spuntini, cibi ricchi di dolci e bibite ricche di zuccheri;
  • Non superare la consumazione di carboidrati a metà ed elevato tasso di glicemia (pasta, pane, patate, cereali ecc..);
  • Prediligere cibi integrali contenenti un elevato quantitativo di fibre (tra cui frutti, verdure e cereali integrali);
  • Equilibrare in maniera uniforme il valore nutritivo nelle diversificate pietanze scartando pietanze ricche di carboidrati (ad esempio 100 gr. di pasta in bianco accrescendo maggiormente il tasso glicemico contrariamente ad 80 gr. di pasta con tonno e pomodori, anche meno sfamanti;
  • Non assimilare pietanze estremamente ricche di cibi, ma dividere l’apporto di calorie in 4/5 pietanze quotidiane; è opportuno tenere a mente difatti che al fine di controllare il tasso glicemico è di rilevante importanza non solo il qualitativo ma anche il quantitativo nutritivo assimilato con il regime alimentare (difatti è logico tenere a mente che un cucchiaio piccolo di zucchero, seppur ha un tasso di glicemia elevato, comporta un ampliamento di glicemia più basso a differenza di 100 gr. di pasta integrale);
  • è opportuno badare alle informazioni e al valore nutrizionale, limitare l’uso di pietanze contenenti sciroppo di glucosio e/o sciroppo di fruttosio e/o amido di mais.

 

 

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