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Tromboflebite: che cos’è, sintomi, cause e possibili cure

Tromboflebite: che cos'è, sintomi, cause e possibili cure

Con Tromboflebite si intende una infiammazione tipica delle pareti venose, legata ad un coagulo ematico dentro di esse, detto trombo. Il suddetto trombo può bloccare il lume presente all’interno del vaso sanguigno e quindi frenare la regolare circolazione: la vena che ha contratto la tromboflebite può tramutarsi in edematosa, visibilmente irritata e dura al tatto.

Le cause di insorgenza della tromboflebite possono essere molteplici: la patologia si sviluppa maggiormente negli arti inferiori, anche se può andare ad intaccare anche le vene delle braccia o del collo. Allo stesso modo, la tromboflebite può andare ad intaccare sia le vene più profonde sia quelle più superficiali. C’è da dire però che secondo il primo caso, siano dinanzi a tromboflebite profonda tromboflebite venosa profonda, mentre nel secondo caso siamo dinanzi a tromboflebite superficiale o semplice tromboflebite. 

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La patologia si forma maggiormente in donne ed anziani, e può essere trattata in diversi modi che vanno dall’approccio chirurgico a quello farmacologico, che vanno ad alleviare il dolore prevenendo così la formazione di emboli. Se la patologia non viene curata, si può andare incontro a insufficienza venosa cronica, con susseguenti edemi, dolori, e pigmentazione della cute da stasi ed ulcere.

Sintomi della Tromboflebite

Tra i principali sintomi legati alla tromboflebite abbiamo:

  • Dolore persistente alla vena;
  • Tumefazione sulla zona interessata, o edema;
  • Gonfiore dell’arto in questione;
  • Arrossamenti e edemi, e/o infiammazione cutanea, che non si presenta però in tutti i casi.

Cause della Tromboflebite

Tra le cause principali che possono portare alla comparsa della tromboflebite abbiamo:

  • Rallentamento del flusso sanguigno all’interno delle vene, che può essere generato da un lungo periodo di immobilità. Questa stasi può essere comune sia nei pazienti che si trovano in ospedale e quindi costretti a restare a letto, sia nei soggetti costretti a stare seduti o sdraiati per troppo tempo.
  • Male all’endotelio venoso. Queste lesioni alle pareti dei vasi sanguigni potrebbero essere generate da traumi, infezioni, cateteri endovenosi e/o aghi, iniezioni con sostanze dal potere irritante od ulteriori sostanze chemioterapiche.
  • Fattori che fanno sì che il sangue coaguli prima del tipo deficit congenito o acquisito dei fattori della coagulazione come l’emofilia.
  • Gravidanze e vene varicose. Anche alcune tipologie di tumori possono portare ad insorgenza di tromboflebite venosa profonda. Si può verificare addirittura una tromboflebite migrante segno di malignità di Trousseau, che è invece una sindrome paraneoplastica che vede la trombosi molto presente all’interno di vene e distretti dell’organismo.

Ulteriori Fattori di Rischio

La tromboflebite può essere causato da 3 importanti alterazioni predisponenti unite nella triade di Virchow, ovvero:

  • Lesioni della parete dei vasi sanguigni dovute a traumi, infezioni ed infiammazioni;
  • Stasi delle vene o flusso sanguigno turbolento;
  • Sangue che si coagula velocemente o trombofilia.

Si rischia ulteriormente di contrarre la tromboflebite con:

  • Inattività motoria prolungata;
  • Presenza di pacemaker o catetere nella vena centrale a seguito di trattamenti che possono lesionare la parete dei vasi sanguigni o bloccare il flusso del sangue;
  • Infusioni endovenose, che può verificarsi soprattutto in zone come braccia e collo dal momento in cui sono state iniettate sostanze irritanti;
  • Coagulazione del sangue alterata dovuta a:
    → Trombofilia personale o familiare,
    → Ormoni estrogeni come contraccettivi orali o terapie ormonali sostitutive,
    → Neoplasie maligne tipo carcinoma al pancreas con coagulazione veloce,
    → Gravidanze,
    → Patologie legate a vasculite, del tipo malattia di Buerger e poliartrite nodosa.

Ultimi ma non meno importanti fattori di rischio possono essere:

  • Età che vada al di sopra dei 60 anni;
  • Obesità;
  • Fumo e sigarette;
  • Assunzione di droghe endovena.

Possibili cure alla Tromboflebite

Anche se la tromboflebite è una patologia benigna autolimitante, si presenta alcune volte un po difficoltosa da trattare. Nel caso in cui essa vada ad intaccare una vena superficiale, il medico può aiutare, tramite terapia locale fatta di pomate specifiche, del tipo esperidina, ruscogenina, rutina, asiaticoside e così via; sulla zona elevata è consigliabile applicare calze o bendaggio, ed assumere, quando serve, degli antiinfiammatori. 

Si può aiutare nel trattamento, talvolta, con l’eparina, che permette di ridurre l’edema, il dolore e la formazione di trombosi venosa profonda e/o embolia. Questa non è una condizione che richiede il soggiorno in ospedale, e permette di migliorare già dopo una o due settimane.

Nel caso in cui questa sia più grave, si deve fare ricorso a farmaci specifici per permettere al gonfiore di ridursi, o anche solo per trattare possibili infezioni. Se si è in presenza di tromboflebite venosa profonda, il trattamento farmacologico mira a prevenire embolia polmonare ed insufficienza venosa cronica.

Per aiutare a prevenire la creazione di emboli o trombi, i medici prescrivono farmaci che mirano a diminuire l’attività delle piastrine o che perlomeno rescindono i coaguli ematici che si sono formati. L’eparina è tra i farmaci anticoagulanti più utilizzati, in quanto permette di inibire la trombina e i derivati della cumarina che sopprimono la sintesi dei fattori causa di coagulo.

Le emergenze vere e proprie, che vedono quindi l’embolismo polmonare con blocco della circolazione alla coronaria, si trattano con specifiche sostanze che mirano a “lisciare” i trombi, ovvero:

  • streptochinasi,
  • urochinasi o attivatore del plasminogeno tissutale (t-PA).

Solo quando è strettamente necessario, si ricorre all’approccio chirurgico. 

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