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Robiola: che cos’è, valori nutrizionali e utilizzi in cucina

Robiola: che cos'è, valori nutrizionali e utilizzi in cucina

Che cos’è la Robiola?

Risultante essere il denominativo di un complesso di formaggi peculiari dello stato Italiano, è la robiola. Quest’ultima non risulta essere la medesima e si differenzia per la tipologia di latte, la stagionatura e la maturazione della crosta, della muffa e della pellicola.

La causa di codesto alimento risulta proliferato nelle zone:

  • del Piemonte
  • della Lombardia
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Inoltre il termine robiola deriva dal denominativo di un comune nella provincia di Pavia, e dunque il paese del Robbio.

Codesto formaggio tende ad essere ricavato attraverso procedimento del latte vaccino, ovino, caprino e misto. Peculiare è la pasta molliccia. Sebbene risulti essere delimitata, la maturazione di determinati formaggi risulta essere bastevole al fine di formare determinate particolarità quali, ad esempio, la peculiare crosta superficiale di tonalità rossa.

Essendo un formaggio DOP, tende ad essere ricavata iniziando dal latte misto, crudo oppure pastorizzato:

  • di vacca
  • e di capra oppure pecora

Il caglio adoperato risulta essere un fluido e il processo coagulante di tipologia acido-presamica. La robiola di Roccaverano presenta una tipologia cilindrica, di grandezza differenziabile fra i 10 e i 14 anni. Il peso rientra fra i 250 e i 400 g.

La crosta risulta manchevole mentre la pasta molliccia di tonalità biancastra. La robiola di Roccaverano fa parte del complesso familiare merceologico C3 sebbene faccia ricorso ai processi coagulanti acido-presamici peculiari del complesso B1.

Presso i caseifici risulta possibile rintracciare una duplice tipologia di coagulazione proteica caseina del latte, e dunque acidognola oppure presamica. Quella acida risulta essere causa dei processi di fermentazione dei batteri del latte con sviluppo di acido lattico e abbassamento del pH che permette di coagulare le caseine.

Quella presamica, risulta essere causa dell’agglomerazione del caglio al latte, operante funzione enzimatica di coagulazione delle caseine. L’acido presamica presenta ambo i fenomeni coagulanti.

Valori nutrizionali

Per quanto riguarda il fattore d’igiene, le differenti tipologie di robiola presenta un pericolo di contaminazione patogenica alquanto diversificato. Determinate evidenziano un rischio microbiologico presente, ulteriori risulta da ovviare nei soggetti in fase di gestazione. All’interno delle robiole risulta alquanto raccomandabile rimuovere la buccia antecedentemente alla consumazione.

La robiola presenta un apporto di vigore preponderante sebbene, a differenza dei cibi acquistabili presso caseifici, non apporta molte chilo calorie. Quest’ultime tendono ad essere date soprattutto dai lipidi, successivamente dalle proteine e alfine dai carboidrati.

Gli acidi grassi risultano essere soprattutto saturi, i peptidi ad elevato tasso biologico e i glucidi semplici. La robiola conferisce un quantitativo di colesterolo alquanto preponderante. Manchevoli risultano essere le fibre. Rintracciabili in quantitativi considerevoli risultano essere le vitamine B2 oppure la riboflavina e il retinolo così come la vitamina A.

Risulta possibile guardare ridotti quantitativi di vitamine E. Per quanto concerne i sali minerali risulta possibile osservare quantitativi di calcio, fosforo e sodio. La robiola risulta essere una tipologia di formaggio alquanto rimovibile all’interno dei regimi alimentari dei soggetti aventi patologie anaboliche e pericoli cardiovascolari preponderanti.

Al di là di questo, risulta opportuno tenere a mente che risulta essere un latticino avente ottimi quantitativi di acidi grassi saturi, colesterolo, sale e calorie. Sta a rappresentare che la contiguità di consumazione e il quantitativo medio risultano ridotte nei soggetti affetti da ipercolesterolemia, ipertensione sodio sensibile e sovrappeso.

I quantitativi di calcio e fosforo conferiscono alla robiola il ruolo di eccellente alimento per regimi alimenti prescritti a persone affette dall’elevato pericolo di osteoporosi. La robiola risulta rimovibile nei regimi per i vegani. Non risulta raccomandata per l’alimentazione delle persone aventi intollerabilità al lattosio. Risulta sprovvista di glutine. Il quantitativo medio risulta essere pari a 100 gr per un apporto chilo calorico di 310 Kcal.

A seconda della suddivisione dei formaggi, le differenti robiole fanno parte dei complessi familiari alquanto diversificati:

  • B1, e dunque formaggi freschi acido-presamici
  • B3, formaggi freschi di capra e pecora
  • C1, formaggi a pasta molle sprovvisti di crosta
  • C2, formaggi a pasta molle aventi crosta e pellicola dal ridotto spessore
  • C3, formaggi a pasta molle ricavati dal latte di pecora e capra
  • D2, formaggi dalla crosta avente pellicola
  • D4, formaggi vaccini dalla crosta con pellicola e fiorita

Le robiole maggiormente note risultano essere:

  • robiola Piemontese
  • robiola delle Langhe
  • robiola del Beck, e dunque tipologia di caprino fresco ricavato soltanto durante i mesi di ottobre e novembre, lasso temporale durante il quale le capre tendono ad accoppiarsi
  • robiola di Bossolasco
  • robiola di Cocconato
  • robiola d’Alba
  • robiola di Roccaverano, ricavabile mediante utilizzo di latte di vacca, capra e pecora ed avente denominazione DOP
  • robiola di Ceva
  • robiola di Carmagnola
  • robiola della Valsassina
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