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Ragadi Anali: cosa sono, sintomi, cause e possibili cure

Ragadi Anali: cosa sono, sintomi, cause e possibili cure

Le ragadi sono delle piccole ulcerazioni lineari molto somiglianti a delle screpolature, e possono andare ad intaccare sia la cute che la mucosa di molte parti del corpo. Le parti maggiormente coinvolte sono in genere gli orifizi tipo bocca ed ano.

Nel nostro interesse oggi sono le ragadi anali, che si formano in genere quando vi è una ferita, seppur piccola, originatasi durante l’atto della defecazione.

Cosa sono le Ragadi Anali?

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Le ragadi anali come pocanzi letto, si generano da una ferita apertasi durante la defecazione. La contrattura del muscolo e la successiva dilatazione del canale anale che si ha in genere durante l’atto della defecazione, per l’appunto, in particolare se le dimensioni delle feci sono più grandi e dure, bloccano la fase di cicatrizzazione della suddetta ferita, generando dei dolori molto forti, viste le molteplici terminazioni nervose ivi presenti.

La contrazione involontaria dello sfintere anale quando stanno passando le feci, fa meglio capire come facciano a comparire le ragadi anali e il loro spontaneo indirizzamento a cronicizzarsi e alla recidiva. La contrazione fa si che vi sia un basso afflusso sanguigno che ostacola la cicatrizzazione della mucosa.

Sintomi delle Ragadi Anali

Le ragadi anali generano una contrattura dello sfintere con un susseguirsi di fitte dolorose. Al principio di queste vi è l’atto di defecazione, e si può suddividere la sindrome di dolore in ben tre tempi della ragade.

La fitta di dolore delle ragadi si manifesta infatti in tre tempi: durante il passaggio delle feci, per poi calmarsi dopo qualche minuto; ricompare poi dopo molte ore con intensità dolorifica variabile.

A questi dolori, che in alcuni casi possono manifestarsi o come un semplice bruciore o come un dolore lancinante, si possono talvolta unire delle piccole rettorragie, che sono diverse da quelle delle emorroidi proprio per la più lieve abbondanza.

Nel momento in cui ci si va a pulire dopo l’atto di defecazione, si nota la presenza di macchie di sangue rosso acceso; è da questo passaggio che si può arrivare ad una possibile diagnosi.
La prima lesione apportata dalle ragadi anali è in genere molto piccola, e quindi molto difficile da notare ad occhio nudo. Nel momento in cui la malattia comincia a diventare più cronica, si noteranno i bordi della lesione in maniera più evidente ed irregolare.

Cause delle Ragadi Anali

La causa portante, ad oggi riconosciuta come tale, per le ragadi anali, è la stitichezza, che conta numerose “vittime” in tutto il mondo, ed è per questo che si è così largamente diffusa la malattia delle ragadi anali.

In presenza di stipsi, il quadro clinico può subire un aggravarsi con l’originarsi di ulteriori fattori, quali:

  • feci dure,
  • abuso di farmaci come lassativi,
  • avvalersi di azioni digitali che permettano una defecazione facile.

Altro fattore ad oggi riconosciuto come causa portante delle ragadi, è la diarrea frequente. In presenza di quest’ultima, infatti, la velocità della peristalsi intestinale, blocca il regolare assorbimento dei nutrienti, dell’acqua e degli elettroliti, la quale unione permettono di alcalinizzare il pH delle feci, mettendo a rischio la mucosa anale.

Ultima, ma non ultima, causa per le ragadi anali, è una mancanza di igiene intima personale, ma anche l’effettuazione di pratiche sessuali tipo coito anale o introduzione di oggetti e quant’altro nell’orifizio anale.

Possibili cure alle Ragadi Anali

Si può passare alla cura delle ragadi anali sia in maniera medica che chirurgica.

L’approccio di tipo medico, prevede una terapia prettamente poggiata su maniere cautelari igienico-sanitari, come:

  • eliminazione di spezie e bevande alcoliche,
  • pulizia adeguata,
  • utilizzo di farmaci atti a diminuire l’alvo e la contrattura dello sfintere.

In molti casi possono tornare utili anche dei rimedi come pomate analgesiche ed ansiolitici, atti a combattere lo stress giornaliero.
C’è da dire però che in molti casi queste forme di prevenzione non bastano a combattere le recidive o a far diventare cronica la problematica.

È in questo caso che si ricorre all’approccio di tipo chirurgico, come la crioterapia selettiva.
Questa pratica altro non è che un piccolo intervento chirurgico (dura soltanto pochi minuti), privo di complicanze o particolari dolori, effettuato con una sonda criogenica, che ha lo scopo di rimuovere la lesione.

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