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Crespino: che cos’è, proprietà, utilizzi e controindicazioni

Crespino: che cos'è, proprietà, utilizzi e controindicazioni

Risultante essere una pianta rientrante nel gruppo delle Berberidacee, il Crespino risulta essere noto sin dai tempi antichi per le caratteristiche medicinali.

Informazioni e storicità

Il denominativo Crespino lo si deve ai greci Berberi e sta a significare Conchiglia data la formazione dei petali concavi. Risulta essere una pianta di altura pari ai 3 metri con gigantesche radici di tonalità bruna esternamente e giallognole internamente. Tale albero ha molteplici ramificazioni ricche di spine. Il fogliame risulta essere ellittico e tende a stringersi alla radice mentre in superficie ha una conformazione tonda, allargata e lustra.

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Il bordo presenta dei denti ed il fogliame si alterna sulle ramificazioni allungate o tende ad essere raggruppato in fasci superficialmente a dei rami alquanto brevi laddove è possibile intravedere una spina avente dai 3 ai 7 aculei. Il frutteto risulta essere una bacca di lunghezza pari ad 1 cm, di tonalità rossastra e duratura sull’albero. Al suo interno presenta due/tre semente aventi corteccia cornea.

Risulta essere un albero che nasce specialmente all’interno di selve, recinti e terreni non coltivati. Specialmente rintracciabile sui monti dell’Europa e del Caucaso, contrariamente all’Italia laddove è possibile rintracciarla sulle Alpi e gli Appennini sino ad un altezza pari ai 2500 metri.

Il denominativo proviene dal un termine di origine araba, ossia Harbaris e dunque i frutteti di codesti alberi alquanto adoperati in ambito medicamentoso. Durante il Medioevo tendeva ad essere adoperato in maniera errata per trattare il tifo. Questo perchè si credeva riuscisse a contrastare la patologia e dunque ridurre il calore del corpo apportando conforto, ovviando però il problema alla base.

Caratteristiche benefiche

Nell’ambito fitoterapico l’utilizzo del crespino lo si deve alle molteplici caratteristiche benefiche attribuite allo stesso, come:

  • Stomachico – eupeptico: risulta essere un tonico amarostico adoperato sotto forma di stomachico nei casi di dispepsia. Tende a regolamentare la digestione ed inoltre ha la capacità di incitare l’appetenza;
  • Lassativo: risulta essere un rinfrescante di leggera essenza, alquanto ottimale per contrastare problemi di compressione e stitichezza. Deve però essere adoperato con dosi abbondanti seppur non esorbitanti;
  • Epatoregolatore: data la funzione depurativa, opera per quanto concerne la regolarizzazione della funzione del fegato normalizzando il tutto laddove dovessero esserci problemi di ipertrofia epatica ed ittero;
  • Colagogo:  connessa all’attività epato-regolatrice e alla funzione colagoga, è capace di espellere e riprodurre la bile, capace di salvaguardare eventuali litiasi biliari;
  • Diuretica: il fogliame conferisce azione di diuresi, alquanto ottimale laddove si hanno problemi di idropsia, terminologia che sta a significare il catasto di liquidi. Risulta ottimale per coloro che hanno problemi di renella difatti conferisce la rimozione attraverso la diuresi ovviando il catasto di ossalati causa della produzione e modificazione dei calcoli;
  • Adattogeno: l’elevato quantitativo di Vitamina C lo porta ad essere un ottimale adattogeno capace di contrastare eventuali malanni dell’inverno e della primavera;
  • Febbrifugo: la capacità di ridurre il calore del corpo porta il crespino ad avere il titolo di febbrifugo non solo in caso di malanni da influenza ma anche di febbre tifoidea;

I principi attivi risultano essere la berberina e la berbamina rintracciabile in ciascuna sezione dell’albero, eccetto il frutteto e la sementa. La berberina risulta essere alquanto utilizzata nell’ambito farmaceutico date le caratteristiche antimicrobiche ed antisecretive, nonchè per curare infezioni tra cui dissenteria ed infezioni causa della Candida albicans, date le caratteristiche ipocolesterolemizzanti ed ipoglicemiche.

Utilizzi

Nel campo della fitoterapia vi sono 3 principali aree dell’albero che risultano essere maggiormente adoperate:

  • Il tegumento delle radici, che tende ad essere colto durante il periodo autunnale;
  • Il fogliame, colto durante il periodo primaverile;
  • Il frutteto che tende ad essere raccolto durante la fase di maturazione;

Inoltre risulta possibile preparare ottimali infusi contenenti crespino. Basta difatti porre all’interno di acqua rovente (150 ml) circa 1/2 cucchiaini di fogliame secco e portare ad infusione per circa 5 minuti. Successivamente filtrare il composto.

Per quanto concerne la preparazione di decotti di radice, bisogna porre in 150 ml di acqua rovente 1 cucchiaino di tegumento di radice frantumata e portare ad ebollizione per circa una trentina di minuti. Susseguentemente filtrare il composto. É possibile consumare tali composti massimo 2 volte al dì.

Vi è inoltre uno sciroppo a base di bacche di crespino facilmente producibile. Basta porre 500 gr. di bacche maturate all’interno dell’acqua e pazientare sino a che queste sono risultano essere molli. Dopodiché bisogna traversarle e congiungerle con del miele. Cuocere sino ad ottenere lo sciroppo. Far raffreddare e porre il composto internamente ad una bottiglia vetrata.

Esternamente invece tale pianta può essere adoperata al fine di operare gargarismi e sfregamenti alla zona gengivale, al fine di combattere la piorrea. Inoltre la tintura madre tende ad essere prelevata dal tegumento, sottoposta a processo di essiccazione ed ad una manodopera per poi essere posta all’interno di pacchi sotto forma di capsule o gocce. Risulta possibile comprare questa ugualmente in fiale da utilizzare al fine di operare infiltrazioni.

Poiché dunque è possibile utilizzare ciascuna sezione dell’albero, risulta possibile con questa produrre polverine per la produzione di pillole e pasticche, nonché per preparare decotti, infusioni e tisane, estratti e tinture madre.

Controindicazioni

Bisogna assolutamente ovviare l’uso di tale pianta laddove il soggetto abbia problemi cardiorespiratori e soffra di ipersensibilità nei confronti di ingredienti presenti all’interno del crespino.

Se utilizzato a dosaggi elevati è possibile che il soggetto abbia conseguenti intossicazioni dati i molteplici alcaloidi rintracciabili al suo interno. Inoltre assolutamente sconsigliato risulta essere l’utilizzo di crespino negli infanti.

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