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Ablutofobia (Paura di Lavarsi): che cos’è, cause, sintomi, diagnosi e possibili cure

Ablutofobia (Paura di Lavarsi): che cos'è, cause, sintomi, diagnosi e possibili cure

Si parla di ablutofobia in quanto timore di lavarsi, bagnarsi o semplicemente toccare qualsiasi prodotto per igiene personale. E’ un disturbo di natura psicologica, raro ma comunque grave, molto diffuso fra donne e bambini.

L’ablutofobia genera un elevato disagio nel soggetto che ne soffre, arrivando a tramutarsi in un vero e proprio disturbo d’ansia. Così come per le altre fobie, se non viene trattata repentinamente, può degenerare fino a portare sintomi somatici, come:

  • Eccessiva sudorazione
  • battiti accelerati
  • nausea
  • senso di mancanza d’ossigeno.

A lungo andare, l’ablutofobia porta gravi conseguenze legate alla mancanza di igiene personale, come disturbi gastrointestinali, infezioni cutanee e così via, insieme a tutta una serie di conseguenze negative per la vita sociale, scolastica nonché lavorativa. E’ possibile affrontare però la ablutofobia mediante psicoterapia combinata a farmaci, ovviamente sotto prescrizione del medico.

Che cos’è l’ablutofobia?

Come appena visto, si parla di ablutofobia in quanto paura di lavarsi fare il bagno. Per chi ne soffre, un semplice atto come quello dell’igiene personale può degenerare in un forte e persistente disagio.

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Per diminuirne i sintomi negativi, l’ablutofobico si avvale di strategie al fine di evitare la paura. Da qui si va incontro a delle conseguenze, le quali vanno ad influenzare vita sociale e lavorativa per:

  • scarsa igiene
  • emissione di cattivi odori
  • trascuratezza
  • predisposizione a malattie infettive o di differente natura.

Il termine ablutofobia viene dal latino ablutio, e vuol dire proprio lavaggio, mentre phóbos dal greco e significa paura. 

Cause dell’ablutofobia

E’ possibile definire l’ablutofobia in quanto disturbo d’ansia catalogabile nella categoria della fobie specifiche, ovvero tutte quelle paure elevate e prive di motivo nei confronti di un oggetto o situazione. La fobia può presentarsi in differenti modi, partendo dal timore nel fare una doccia, fino all’essere esposto a qualsivoglia misura igienica. 

Non è sempre facile capire quali siano le cause dell’ablutofobia, anche se pare che alla sua origine siano stati individuati dei fattori, inclusi ambientali e caratteriali. All’origine vi può infatti essere un evento traumatico, avuto di persona o si è assistito, anche se non se ne ha ricordo. Un esempio possono essere quei film horror come “Psycho”, dove la fa da padrona una scena sotto la doccia.

L’ablutofobia può anche essere il frutto di un’esperienza spaventosa o drammatica avuta in bagno o con l’acqua, tipo annegamento, tragico incidente personale o di conoscenti in vasca o doccia. L’ablutofobia può anche essere un effetto delle paure di altri, tipo se un conoscente soffre della medesima fobia, il soggetto dentro se stesso sentirà le stesse reazioni.

Ci sono anche molti bambini che non vogliono fare il bagno per paura od avversione nei confronti dell’acqua o per le azioni di detersione. Un disagio del genere può portare il bambino a divenire ablutofobico da adulto.

Soggetti più colpiti

A quanto osservato, la condizione pare più sviluppata in bambini ed adolescenti, nonostante sia importante non confonderla con la contrarietà del lavarsi, tipica nell’infanzia. Questa non viene generalmente considerata una fobia, a meno che la durata non superi i 6 mesi, e persista durante adolescenza ed età adulta.

Possiamo quindi dire che l’ablutofobia è una patologia, perché il solo pensiero di lavarsi o toccare acqua e prodotti per l’igiene, suscita nel soggetto ansia e disagio che portano a dei riti ossessivi, insieme a dei particolari comportamenti che ne favoriscono l’allontanamento; si parla di strategie di evitamento. 

Oltre che nei bambini ed adolescenti, l’ablutofobia è molto sviluppata nelle donne e negli uomini, prevalentemente quelli a personalità più fragile.

Sintomi dell’ablutofobia

Come osservato, l’ablutofobia si manifesta prevalentemente mediante disagio repulsione per la sola idea di lavarsi, oppure esporre ad acqua e prodotti detergenti. La fobia varia comunque da soggetto a soggetto, in quanto alcuni hanno più paura di situazioni rispetto ad altre.

I casi più seri espongono l’ablutofobia mediante grave angoscia, che può portare a crisi di ansia come ad attacchi di panico, seguiti da:

  • sudorazione fredda,
  • incremento della frequenza cardiaca,
  • nausea,
  • mancanza d’aria,
  • senso di soffocamento.

Se la fobia persiste e non la si affronta con una terapia, può portare il soggetto in questione ad uno stato di mancanza d’igiene, la quale prolunga la permanenza di sporco e batteri su cute e capelli, incrementando il rischio di contrarre patologie fisiche, come infezioni, disturbi gastrointestinali e patologie dermatologiche. Uno dei primi pensieri va a ciò che potrebbe accadere se non ci si lava le mani prima di preparare cibi.

Il non lavarsi in maniera giornaliera può portare a conseguenze negative, come:

  • Problematiche lavorative, scolastiche e sociali, con il quale il soggetto può esporsi ad una non accettazione sociale ed essere rifiutati dalle persone che lo circondano.
  • Isolamento, con incorrenza di fobia sociale od agorafobia.
  • Elevato rischio di disturbi dell’immagine del corpo. 

Con il tempo l’ansia potrà essere generata anche al solo pensiero, sfociando addirittura in depressione schizofrenia. 

Sintomi somatici

L’ablutofobico a qualsiasi situazione di stress ed angoscia risponderà con paura, fino ad arrivare ad un comportamento definito di “lotta o fuga“. Si intende che il corpo reagisce alla paura con un estremo istinto di sopravvivenza, preparandosi ad allontanarsi dal pericolo, e traducendosi in una risposta anormale emotiva, con sintomi somatici, come:

  • Pianto
  • Tremori
  • Battiti accelerati
  • Brividi e/o pelle d’oca
  • Sudorazione fredda o vampate di calore
  • Formicolio e prurito
  • Nausea e/o vomito
  • Mal di testa
  • Affanno
  • Sensazione di svenimento oppure vertigini
  • Confusione e senso di “testa vuota”
  • Sensazione di oppressione e dolore al petto
  • Incremento della tensione muscolare
  • Secchezza orale
  • Continua inquietudine.

Diagnosi dell’ablutofobia

Laddove i sintomi della fobia vadano a compromettere la quotidianità del soggetto, persistendo oltre 6 mesi, sarò allora opportuno rivolgersi ad un medico esperto, come psichiatra oppure psicologo, così da meglio capire la base del problema.

La prima valutazione avrà lo scopo proprio di capire l’origine della condizione, capendone poi il significato e la portata, ed infine stabilire quale sia il miglior approccio terapeutico.

Possibili cure all’ablutofobia

L’ablutofobia prevede un percorso che ha lo scopo di gestire gli stimoli dell’ansia e tutte le manifestazioni annesse. La terapia o la combinazione di esse è legata al soggetto ed alla gravità della fobia, nonostante sia solitamente prevista una terapia cognitivo-comportamentale, combinata o meno a dei farmaci per controllare la paura.

Gli approcci previsti sono quindi:

  • Psicoterapia, per meglio affrontare e superare l’ablutofobia, mediante psicoterapia cognitivo-comportamentale. L’obiettivo è quello di portare il soggetto a capire e reagire all’ansia, così da modificarne le convinzioni negative.
  • Medicinali, e quindi una terapia farmacologica combinata alla terapia psicologica per controllare, per brevi periodi soltanto, i sintomi della fobia. I farmaci maggiormente scelti sono:
    → benzodiazepine
    → beta-bloccanti
    → antidepressivi triciclici
    → inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, o SSRI
    → inibitori delle monoamino ossidasi, o MAOI.
    Come detto, però, i farmaci tendono a calmare in maniera momentanea il problema, ma non andranno di certo a risolverlo definitivamente.
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