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Tripofobia: che cos’è, cause, sintomi, diagnosi e possibili cure

Tripofobia: che cos'è, cause, sintomi, diagnosi e possibili cure

Risultante essere la paura abnorme oppure l’avversione causata da qualunque paradigma composto da figure geometriche accostate, è la tripofobia. Ciò che comporta il timore risultano essere specialmente i buchi, sebbene risultino essere ridotti rettangoli, cerchi sporgenti e ulteriori caratteristiche conformazioni che si susseguono.

Che cos’è la tripofobia?

Nelle situazioni maggiormente acute, la tripofobia comporta sintomatologie fisiche e attacchi di panico, con fuoriuscita di sudore, battito cardiaco velocizzato, assenza di respirazione e voltastomaco.

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Ad oggi, il timore dei buchi non risulta essere una condizione psichiatrica nota e, pertanto, non rientra all’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Generalmente, la persona affetta manifesta paura oppure mancata tollerabilità per quanto concerne la veduta di complessi di oggetti, aventi la capacità di formare buchi, solitamente, alquanto ravvicinati e di un determinato avvallamento.

Coloro che sono affetti da tripofobia, solitamente ha paura di vedere oggetti ordinari, di utilizzo comunitario, alquanto mansueti. Le foto che causano risposte di repulsione risultano essere molteplici e presentano:

  • bolle di sapone
  • spugne da bagno
  • formaggio svizzero quale l’Emmentaler
  • tavolette di cioccolato con bolle
  • buchi all’intero di un muro di mattoni
  • tubi
  • coralli
  • follicoli piliferi
  • pori della pelle
  • soffioni della doccia
  • fragole
  • melograni

Cause della Tripofobia

Il maggior numero delle paure risultano dovute a situazioni di trauma precedenti oppure legate alla propria cultura. Ciò nonostante, ciò non pare far parte della tripofobia.

Codesta conformazione di timore morbosa costituisce, difatti, una divulgazione di un responso alle stimolazioni mansuete, seppur con caratteristiche similari a pericoli tossici, comprese durante il cambiamento. Risultante essere un fastidio all’interno del quale la stimolazione fobica risulta essere costituita da buchi, è la tripofobia.

Anche se non risulta essere nota, codesto timore risulta essere maggiormente comunitario, difatti risulta essere stato preso in studio in molteplici ricerche nell’ambito della scienza, al fine di studiare i probabili moventi.

La terminologia risulta legata alla terminologia greca trypa, che sta a significare buco oppure perforazione e phobos, ossia paura. All’interno della materia letteraria scientifica, le primarie spiegazioni del fastidio datano 2013. Le primarie ricerche inerenti alla tripofobia risultano essere state svolte da un complesso di studiosi della scienza dell’Università di Essex.

Lo studio riportato sulla rivista Psychological Science afferma che codesto fastidio non sia dovuto a moventi psichici, altresì da cause che pare risalgano ad un processo meccanico di vita ricevuto dagli antenati. Codesta paura risulta derivare, soprattutto, da una reazione antica proliferata durante il cambiamento, come responso di protezione in merito ad un rischio.

In codesta reazione d’istinto, una parte del cervello invia segnali ai soggetti quali foto che riportano a chiazze e buchi rintracciabili superficialmente alle piante e agli animali acidi, dal quale l’essere umano cercava di proteggersi, quali ragni e serpenti, il polpo dagli anelli blu, scorpione giallo, ecc. Determinati ricercatori, pertanto affermano che alla base della tripofobia vi è un fendimento biologico ereditario, che incrementa un’informazione progressiva. Gli esemplari visivi che danno vita alle sintomatologie della fobia risultano essere similari agli esemplari richiamati dalle piante e dagli animali rischiosi e mortali, che si mascherano all’interno dei buchi.

Ad oggi, determinati psicologi dell’Università del Kent, gestiti dal prof. Tom Kupfer, hanno studiato un ulteriore profilo della tripofobia. Nei soggetti analizzati in codesta ricerca, risulta evidenziato che la veduta del complesso dei buchi comportava un senso di fastidio. Ciascuna incavatura, risulta essere un ambiente di contraccambio, dunque zona di un’eventuale contagio.

La tripofobia pare comportare, soprattutto, una preponderante avversione in merito alle patologie costituite da eruzioni circolari della pelle. I componenti alla ricerca, in aggiunta, un fastidievole senso, quale pelle affetta da parassiti e insetti. Il timore di un contagio, risulta essere coeso con gli insetti, animali che risultano essere causa contigua di fobie particolari, quali i ragni.

Sintomi della Tripofobia

Le sintomatologie e le complessità risultano differenti a seconda del soggetto, sebbene, generalmente, la tripofobia subentra con incomodo, avversione oppure sensazione di nausea in merito ai buchi. L’animosità nei confronti dei buchi comporta stati d’ansia e attacchi di panico.

Nelle persone affette, la veduta di oggettistica avente fori, bolle, complessi di buchi, ha la capacità di causare reattività fisiologiche, come:

  • brividi e pelle d’oca
  • sudorazione
  • cardiopalmo
  • formicolio e prurigine
  • fastidi della vista
  • voltastomaco e rigurgito
  • sensazione di collasso e vertigini
  • respirazione affannosa
  • essiccazione alla bocca
  • tremori
  • pianto
  • torpore

Nei soggetti in fase acuta, codeste sintomatologie tendono ad essere messe in atto soltanto trovando foto che causano timore. In determinati soggetti, inoltre, la tripofobia risulta essere coesa a fastidi d’ansia ed ulteriori fobie caratteristiche.

Diagnosi della Tripofobia

Seppur non risulti essere formalmente nota sotto forma di disordine psichico, la tripofobia si espone sotto forma di un timore alquanto sporadico. Ciò nonostante, il timore dei buchi risulta far parte di un fastidio alquanto fastidievole poiché permette di condizionare svariate operosità e situazioni.

Per tale motivazione, nel caso in cui le sintomatologie dovessero delimitare in maniera preponderante il regolare stile vitale giornaliero e risultano sussistere per più di 6 mesi, risulta raccomandabile chiedere consulto specialistico. Sebbene non si abbia ancora redatto un’avvedutezza per un quadro diagnostico, la comprensione della persona tripofobica risulta essenziale al fine di capire le motivazione del disturbo, evidenziando l’esito e commisurando l’impatto.

Possibili cure della Tripofobia

Risulante essere trattata con differenti cure terapeutiche, è la tripofobia. Codeste operazioni hanno lo scopo di portare alla persona a metodizzare la paura, focalizzandosi sull’eventualità di controbattere l’ansia e osteggiare i convincimenti passivi coesi al timore dei buchi. Una terapia di risoluzione efficiente nella cura della tripofobia risulta essere l’espulsione delle stimolazioni fobiche al soggetto, affinché risulti possibile avere una desensibilizzazione sistemica.

Il trattamento prevede l’esporsi a gradi e contiguamente a figure, oggettistica e pareti aventi figure geometriche, al fine di combattere i pensieri negativi coesi al timore dei buchi. La terapia cognitivo-comportamentale risulta svolta in coesione con tecniche di cognizione e di comportamento, al fine di cambiare il processo della tripofobia e operare in merito al simboleggiamento dei buchi per la persona affetta.

In tal caso, la persona affetta tende ad essere oggetto di condizioni di timore, con l’eventualità di comprendere e tecniche di self-control dell’emotività, al fine di ristrutturare il timore personale. Al fine di combattere la tripofobia in maniera efficiente, la psicoterapia risulta eseguibile in coesione alle tecniche di rilassamento, come training autogeno, esercizi respiratori e yoga. Codeste terapie curative incentivano il controllo dell’ansia coesa al timore dei buchi.

Il trattamento curativo a base di prodotti farmacologici tende ad essere raccomandata dagli specialisti della psichiatria per quanto concerne tripofobia acuta, specialmente al fine di tenere sotto osservazione le sintomatologie patologiche coese al fastidio fobico, quale depressione e ansia. I prodotti farmacologici che tendono ad essere prescritti risultano essere le benzodiazepine, i beta-bloccanti, gli antidepressivi triciclici, gli inibitori selettivi della serotonina e delle monoamino-ossidasi.

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