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Mandragora: che cos’è, proprietà, a cosa serve e controindicazioni

Mandragora: che cos'è, proprietà, a cosa serve e controindicazioni

La Mandragora è una pianta tossica di piccole dimensioni conosciuta sin dall’antichità per le sue proprietà ed i suoi effetti psicotropi.

Arbusto ricorrente in numerosi libri e film poiché ad esso si accompagnano diverse leggende una delle quali narra che l’ infiorescenza debba essere raccolta entro il settimo anno di vita della stessa per poi essere immersa nel vino.

Poichè dotata di elevata tossicità bisogna conoscere tutte le informazioni necessarie affinchè non venga confusa con altri vegetali che fanno parte della nostra dieta in più è bene sapere che alcuni dei principi attivi vengono adoperati in ambito farmaceutico.

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Secondo un’ altra leggenda la pianta viene rappresentata con le sembianza umane di un bambino, ed una volta estratta dal terreno emette il temuto “urlo” capace di uccidere all’ istante chiunque si trovi nelle vicinanze.

Leggendo questo breve articolo scoprirete tutto quello che c’è da sapere sulla Mandragora, che cos’è ed a cosa serve, quali sono le sue proprietà e le sue controindicazioni. Scopriamo ora insieme qualcosa in più!

Che cos’è e a cosa serve la Mandragora?

Come accennato in precedenza la Mandragora Mandragola è una pianta erbacea e perenne appartenente alla famiglia delle Solanaceae che si caratterizza per la presenza di un fiore di color viola o giallo da cui si diramano grandi foglie che causano non pochi problemi di confusione con altre specie; in più fioriscono bacche giallastre di carattere non commestibili.

Esistono in natura 2 tipologie differenti:

  • mandragora officinarum, diffusa al Nord Italia
  • mandragora autumnalis, diffusa al Sud Italia

Il riozoma ha una conformazione bifocurta che oltre a rappresentare la componente tossica è quella che ha alimentato le numerose leggende che si sono tramandate e susseguite dal Medioevo in poi.

Il termine deriva dal greco antico e si crede che sia stato attribuito da Ippocrate in quanto inizialmente adoperata per curare le sterilità.

Successivamente nel Medioevo in numerosi trattati di alchimia è stato scoperto che le radici venivano utilizzate per preparare pozioni magiche e velenose.

Inoltre secondo una delle leggende più famose si ritiene che la pianta sia sorta dalle ultime gocce di sperma rilasciate da un condannato a morte in più per poter essere raccolta l’ infiorescenza veniva legata ad un cane che lasciato libero estirpava il bulbo dal terreno e morendo ascoltando per primo l’ urlo permettendo così al proprietario  di coglierla in tutta sicurezza.

Proprietà e Controindicazioni della Mandragora

Poichè si tratta di un fiore tossico ci concentreremo sui principi attivi contenuti anche se venefici dagli alcaloidi tropanici come:

  • L-iosciamina;
  • Atropina
  • Scopolamina

Come detto in precedenza è molto facile confondere tali pianta con altre tipologie come gli spinaci perciò fate attenzione ad alcuni segnali che possono rappresentare un sintomo di avvelenamento da Mandragola come:

  • Secchezza delle fauci;
  • Visione offuscata e midriasi;
  • Aumento della temperatura corporea;
  • Difficoltà di minzione;
  • Sonnolenza;
  • Costipazione;
  • Tachicardia;
  • Vertigini;
  • Mal di testa;
  • Delirio e allucinazioni;
  • Episodi maniacali;
  • Confusione mentale;
  • Difficoltà respiratorie.

Nel caso di avvelenamento è fondamentale chiamare il 118 o recarsi d’urgenza in ospedale poiché sarà necessario procedere con una lavanda gastrica ed alla somministrazione di farmaci antipiretici.

Nei casi più gravi purché si riesca ad intervenire tempestivamente è disponibile già da molti anni un vaccino ossia la fisostigmina che permette di aumentare i livelli di acelticolina.

Tuttavia i principi attivi trovano diverse applicazioni in ambito chimico-farmaceutico:

  • dalla scopolamina è possibile produrre farmaci per contrastare il vomito e gli spasmi;
  • dall’ atropina si ottengono farmaci che riducono la salivazione e curano le bradicardie sinusali

Fate sempre attenzione perchè nei casi più gravi o negli individui più sensibili è possibile che un’ assunzione dell’ infiorescenza possa condurre al coma o addirittura alla morte.

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