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Fascite Plantare: che cos’è, cause, sintomi, diagnosi e possibili cure

Fascite Plantare: che cos’è, cause, sintomi, diagnosi e possibili cure

Risultante essere un’infiammazione della fascia muscolare che copre la pianta del piede e che causa dolenza al tallone, è la fascite plantare.

Sebbene sia conosciuta con codesto nominativo, risulta opportuno utilizzare la terminologia fasciosi plantare nel caso in cui non dovessero esserci infiammazioni alla fascia plantare, altresì soltanto dolenza.

Che cos’è la fascite plantare?

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Solitamente la fascite plantare risulta coesa alla sindrome della spina calcaneare, sebbene non risulta essere rintracciabile la spina ossea superficialmente al calcagno. Al fine di comprendere il movente e le cure ottimali al fine di trattare la fascite plantare, risulta opportuno essere a conoscenza dell’anatomia del piede.

Codesto arto, difatti, risulta avere un caratteristico legamento, denominato arcuato. Lo stesso risulta costituito da una possente fascia fibrosa che congiunge l’area plantare del calcagno con il basamento delle dita. Il legamento arcuato svolge funzione di informazione del peso al piede.

Nel momento in cui il legamento manifesta infiammazione, subentra la fascite plantare. Codesto malessere risulta manifestato soprattutto dai soggetti praticanti sport, affetti da dolenza al tallone.

Cause

Il movente della fascite plantare risulta dovuto da svariate situazioni, solitamente congiunte, di cui:

  • appiattimento ai piedi
  • scorretti calzari
  • obesità
  • scorretta attività fisica
  • spossatezza alla muscolatura articolare inferiore

La dolenza risulta inoltre essere dovuta da contigui microtraumi della fascia plantare che tende a sfibrarsi in maniera allentata. A seguito di codesto decadimento, risulta presente la mancanza di flessibilità del legamento, congiunta alla preponderante riduzione. Ulteriore movente della fascite plantare risulta essere il piede cavo.

Codesto fattore, difatti, causa la preponderante trazione della fascia plantare, che causa il fastidio congiunto ad ulteriori fattori, quali:

  • eccedenza di peso
  • elevato esercizio fisico
  • ulteriori

La fasciosi plantare risulta congiunta solitamente alla spina calcaneare. La stessa risulta essere una ridotta tumefazione delle ossa che subentra susseguentemente a determinate conseguenze, di cui: ridotta irrorazione e contrazione della fascia plantare.

Durante il periodo di iniziazione, la fascite plantare causa dolenza al legamento arcuato. Susseguentemente, la dolenza si propaga lungo l’avampiede, compromettendo la pianta del piede.

Sintomi

La fascite plantare subentra nei soggetti di età compresa fra i 40 e i 60 anni. La sintomatologia peculiare risulta essere la dolenza al tallone, sebbene spesso si propaghi lungo la pianta del piede. Nei soggetti aventi codesta sindrome, la fascia plantare risulta similare alla corda sottocutanea, particolarmente indolenzita alla tattilità.

La dolenza risulta particolarmente acuta nel corso della mattina, riducendo la possibilità di muoveri e divenire acuta successivamente a prolungate tempistiche di mancato movimento. Nel corso dell’ozio, si manifesta fattore avverso. Le punte del piede risultano distese e rivolte in basso.

Dunque, il legamento arcuato si retrae. Durante le ore mattutine, i ridotti moti del piede necessitano di distensione della fascia plantare, la quale resta flessa e comporta dolenza. Il medesimo moto pregresso incentiva la distensione dell’aponeurosi plantare incentivando l’eliminazione della dolenza. Alfine, durante la pratica sportiva, la dolenza subentra spesso durante l’attività di avviamento, disciogliendosi nel corso dell’attività sportiva.

Nel campo dello sport, risultano particolarmente affetti da codesta sindrome, i corridori di fondo, i saltatori e i giocatori di calcio.

Diagnosi

Per quanto concerne la diagnosi della sindrome risulta svolta attraverso uno specifico quadro clinico. Queste prevedono radiografie e TAC, che solitamente non risultano essenziali sebbene possano essere vantaggiose al fine di ovviare moventi di dolenza al tallone, quali la compresenza dello sperone calcaneare.

L’esame al fine di evidenziarne la compresenza prevede lo svolgimento di una vigorosa compressione col pollice superficialmente al calcagno durante la flessione del piede, il quale si presenta in dorso. In presenza della sindrome, la compressione causa una preponderante dolenza che si prolifera alla pianta mediale della fascia plantare. Tuttavia, diagnosi avversa risulta essenziale per codesta sindrome.

Difatti, risultano svariate le patologie che evidenziato sintomi similari, quali la borsite calcaneare e la sindrome del tunnel tarsale, così come traumi quali fascia plantare rotta. Ulteriori fattori da ovviare risultano essere la spondiloartropatia sieronegativa, la neuropatia di Baxter e il morbo di Sever-Blanke-Haglund.

Alquanto rilevante risulta essere il morbo, il quale necessita di diagnosi avversa alla fascite plantare oppure si congiunge alla stessa. Il morbo, difatti, subentra nei soggetti durante la fase della crescita e tende a risoluzionarsi ovviando trattamenti curativi e operazioni di chirurgia, risultando spesso sprovvisto di sintomatologie.

Spesso, la problematicità subentra durante la fase adulta, dato lo sfregamento dell’esostosi ossea, sviluppatosi nella zona tendinea d’Achille durante la fase della gioventù.

Possibili cure

La cura prevede l’abbassamento dell’irrigidimento della fascia plantare attraverso la fuoriuscita della corda fasciale. La cura necessita di stretching muscolare, al fine di rinforzare la muscolatura. In aggiunta, risulta vantaggioso l’utilizzo di tutori e protesi nel corso delle ore notturne e di calzario specifico.

Si consiglia di sottoporsi a trattamenti curativi fisici e farmaceutici, mediante il consumo di prodotti farmacologici antiinfiammatori senza steroidei e cortisoni, nonché terapie curative quali: onde d’urto, laser terapia e ultrasuoni. Risultano non raccomandati filtraggi poiché solitamente dolenti e dalle sporadiche risposte, e plantari che accrescono l’irrigidimento della medesima fascia plantare, causa del deterioramento dei sintomi.

Ad oggi, alquanto adoperata è la tecar terapia, al fine di curare lesioni e infiammazioni e dunque rimuovere dolenza e infiammazione alla muscolatura. Svolgendo codeste terapie, la dolenza si riduce dopo poche settimane. Sporadicamente, la dolenza resta aldilà dei trattamenti curativi, e dunque risulta probabile sottoporsi ad operazioni di chirurgia.

Operazioni chirurgiche

Le operazioni chirurgiche prevedono di disinserire la fascia nella zona del tallone e la rimozione totale della medesima fascia, date le complicanze facilmente presentabili. Ad oggi, la tecnica consiste nel frenare percutanea mente la fascia plantare ovviando tagli chirurgici, attraverso il quale risulta possibile distendere la fascia ed agevolare l’inumidificazione del tessuto ipovascolarizzato limitrofo.

L’operazione necessita di anestesia locale e ha una durata pari ai 15 minuti. La risanazione non necessita particolare impegno. In aggiunta, la dolenza risulta lieve e prevede il completo ripristino delle proprie attività susseguentemente ai 15 giorni dall’operazione di chirurgia.

Fisioterapia

Ottimale al fine di ovviare la fascite plantare, risulta favorevole la fisioterapia. La terapia odierna, permette mediante la stimolazione manuale della fascia plantare, di abbassare l’irrigidimento tendineo, tessutale e muscolare e svolgere l’attività motoria regolare.

L’attività terapeutica risulta essenziale poiché agevola l’ottenimento della flessibilità della fascia plantare, rinforzando la muscolatura e la tattilità epicritica. Ottimale attività terapica congiunta ad un giusto trattamento terapico farmaceutico e fisico causa un rapido e vantaggioso ripristino fisico.

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