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Creatina: che cos’è, a cosa serve, dosaggi, proprietà e controindicazioni

Creatina: che cos'è, a cosa serve, dosaggi, proprietà e controindicazioni

Derivante dalla parola greca Kreas, e dunque carne, la creatina risulta essere un derivato amminoacido naturale rintracciabile all’interno del corpo umano. Negli uomini aventi un peso pari ai 70 Kg, il quantitativo si aggira intorno ai 120 g avendo la possibilità di accrescere a seconda della massa muscolare del paziente.

Che cos’è la Creatina?

Tale derivato amminoacido risulta rintracciabile all’interno dei cibi animali, specialmente all’interno della carne e del pesce, sebbene tenda ad essere presente anche internamente all’organismo umano. Specialmente, tende ad essere riassunta a livello epatico, renale, pancreatico usando gli amminoacidi di Arginina, Glicina e Metionina.

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Successivamente alla riassunzione mediante i regimi alimentari, tale derivato amminoacido tende ad essere intercettato dai tessuti muscolari. Modificata sotto forma di fosfocreatina, la creatina risulta essere una custodia di vigore muscolare, pertanto usata a seconda della necessità nel corso degli spasmi muscolari veloci e preponderanti. Il corpo umano tende a dissipare quotidianamente all’incirca 30 mg di creatina a seconda del peso corporeo, mediante l’urinazione.

Il quantitativo di creatina opportuno al fine di equilibrare le mancanze aumenta a seconda della massa muscolare e della potenza dell’attività fisica. Per fortuna, un regime alimentare corretto risulta capace di equilibrare il quantitativo mancante soddisfacendo pertanto il fabbisogno giornaliero che risulta essere pari ai 2 g e che tende ad essere ottenuto in base al regime alimentare. Questo perché la carne ed il pesce presentano un ridotto quantitativo, il quale si riduce causa della cozione.

Pertanto, il derivato amminoacido assunto nell’alimentazione non cambia nel corso del processo digestivo e tende ad essere agglomerato all’interno del sistema scheletrico sotto forma deliberata e di creatina fosfato.

Colui che separò la creatina dal brodo di carne fu un noto chimico francese di nome Michel Eugène Chevreul. Durante il 1847, le ricerche di Lieberg hanno attestano che tale derivato amminoacido risultava essere un regolare composto della carne. Per di più, Lieberg affermò che la carne delle volpi selvatiche presentava al suo interno un quantitativo di creatina maggiore rispetto a quello rintracciabile all’interno della muscolatura della volte normale. Per tale motivazione, affermò che l’esercizio motorio aumenta il quantitativo muscolare della creatina.

Anabolicamente parlando, tale derivato amminoacido al fine di beneficiare il vigore opportuno opera per quanto concerne la meccanizzazione anaerobica alattacida. Tale meccanizzazione risulta essere vigorosa e messa in atto successivamente agli affaticamenti muscolari. Tale procedimento dunque presenta una singolare risposta chimica e permette la rapida accessibilità di vigore. Colui che tende a agevolare la replica risulta essere la creatinchinasi.

Successivamente a tale replica, la creatina tende ad essere modificata sotto forma di fosfocreatina, e dunque una sostanza di eliminazione, che può essere dosata all’interno del flusso sanguigno e delle urine, e che è conosciuta col denominativo di creatinina. L’ossigeno tende a non essere adoperato all’interno di tale meccanizzazione. Il denominativo alattacido risalta contrariamente la risposta connessa alla mancata formazione dell’acido lattico. Per tale motivazione, tale sistema presenta una fisiologia alquanto riassuntiva, un vigore alto ed una potenzialità abbreviata.

Ciò sta a significare che tende ad attivarsi in maniera rapida, dando vita ad elevati quantitativi di vigore all’interno delle tempistiche sebbene tenda ad eliminarsi velocemente. I quantitativi di fosfocreatina, difatti, si eliminano dopo 4-5 secondi sebbene i quantitativi di creatina fosfato rintracciabili all’interno della muscolatura risulta differenti ed accrescano nel corso del nutrimento. Nel corso della funzione muscolare, l’abbassamento del vigore risulta connesso all’impoverimento dei quantitativi muscolari della fosfocreatina.

Proprietà della creatina

Ricerche odierna hanno dimostrato che vi sono ancora pareri discordanti riguardo le proprietà benefiche della creatina e dunque la corretta funzionalità degli integratori a base di tale derivato amminoacidico. Tuttavia, la creatina risulta eccellente per quanto concerne l’attività fisica e gli sport aventi un’alta potenza di adempimento.

Determinati soggetti hanno evidenziato, per quanto concerne l’utilizzo della creatina:

  • l’accrescimento dei quantitativi muscolari della creatina;
  • l’aumento delle potenzialità di contrazione e delle funzioni neuromuscolari;
  • l’accrescimento del potere critico, e dunque della potenzialità massima connessa all’attività precedentemente all’innesto del senso di affaticamento;
  • l’abbassamento del senso di affaticamento;

Tali quesiti risultano connessi a ricerche di laboratorio specifiche e ricavate nel corso di una regolare giornata di sport. Ciò che però ha aggravato l’efficienza de derivato amminoacidico risulta connesso agli esiti di determinati incarichi, successivamente ai quali sono fuoriusciti all’incirca 71 trials clinici duranti gli anni ’90 che non hanno attestato risultati benevoli a riguardo.

Molteplici ricerche, contrariamente, vanno di pari passo con le potenzialità del derivato amminoacidico per quanto concerne le alterazioni corporee. Ciò nonostante, l’aumento muscolare risulta connesso alla somministrazione della creatina.

Inoltre, ulteriori ricerche, attestano l’efficienza del derivato amminoacidico per quanto concerne la conduzione di malattie neuromuscolari rilevanti (ad esempio la sclerosi laterale amiotrofica).

A cosa serve e dosaggi della creatina

Tale derivato amminoacido tende ad essere adoperato principalmente nelle attività di sport sotto forma di cooperante energetico sebbene abbia note funzioni antiossidanti, cardioprotettive e neuroprotettive.

Difatti, la creatina tende ad essere adoperata clinicamente al fine di trattare malattie (ad esempio distrofia muscolare, sclerosi laterale amiotrofica, sarcopenia, cachessia ed insufficienza cardiaca). Molteplici risultano essere le metodologie di somministrazione della creatina monoidrato.

Innanzitutto bisogna somministrare:

  • 20 g di creatina al dì, divisi in 4 dosi quotidiane, per circa 5 gg;
  • successivamente a tale processo, durante le 4 settimane susseguenti bisogna somministrare 2 g di creatina al dì;

Ulteriori processi prevedono la somministrazione di 3-6 g ovviando periodi di caricamento e conservazione. In tal caso, risulta possibile ottenere i medesimi risultati, con ridotti effetti collaterali, specialmente per quanto concerne la salute gastro-enterica. Affinché dunque si ottenga l’ottimalizzazione della biodisponibilità, tale derivato amminoacido deve essere somministrato sotto forma di zuccheri semplici.

Nel caso in cui invece si somministrino integratori a base di creatina, risulta consigliabile distanziare le fasi di somministrazione con periodi di pausa per circa 4-6 settimane.

Ricerche recenti hanno difatti attestato che l’assimilazione della creatina tende ad accrescere congiuntamente all’assorbimento dei carboidrati ad alto tasso glicemico (ad esempio il glucosio). Difatti, l’insulina ha la capacità di accrescere il percorso della creatina dal flusso del sangue alle cellule muscolari. Al fine di ottenere pareri insulinici risulta opportuno somministrare all’incirca 20 g di glucosio per g di creatina, sebbene risulti possibile riscontrare pericoli specialmente nei soggetti affetti da insulino resistenza e diabete di tipo 2.

Solitamente, i dosaggi dei carboidrati devono essere somministrati dopo 30 minuti dall’assorbimento della creatina. Difatti risulta opportuno dare vita ad un tasso glicemico congiuntamente all’assorbimento dei quantitativi enterici. Per tale motivazione, sono stati immessi sul mercato integratori a base di tale derivato amminoacidico aventi la capacità di accrescere la formazione insulinica (ad esempio il cromo picolinato, l’acido alfa lipoico ed ulteriori aminoacidi).

Ciò nonostante, non è stata dato un preponderante interesse per quanto concerne il fatto che le stesse proteine abbiano la capacità di accrescere la formazione insulinica. La somministrazione della creatina, del glucosio e delle proteine dunque risulta essere la risposta maggiormente efficiente al fine di ottenere l’assimilazione opportuno della stessa.

Controindicazioni della creatina

Gli effetti collaterali connessi alla scorretta somministrazione del derivato amminoacido risultano di differenti consistenza clinica. Dettagliatamente, l’utilizzo elevato della creatina causa la fuoriuscita di dissenteria, dolenza all’addome, spasmi, rash cutanei e sintomatologie similari agli allergie.

L’utilizzo per lunghe tempistiche contrariamente causa:

  • L’accrescimento dei concentramenti ematici;
  • La deidratazione della compressione arteriosa;
  • L’accrescimento ponderale;
  • Gli spasmi muscolari;
  • Le miopatie;

Alquanto infrequente risulta essere l’influenza di fattori gravosi, ad esempio insufficienza renale e fibrillazione atriale.

L’utilizzo della creatina risulta sconsigliato a soggetti affetti da deidratazione ed elevata funzione renale nonché a soggetti ipersensibili ai principi attivi. Non risultano essere conosciute invece le interazioni ai prodotti farmaceutici.

L’utilizzo degli integratori a base di creatina risultano sconsigliati a soggetti in fase di gestazione e nutrimento del neonato nonché a soggetti affetti da malattie renali. Per tale motivazione, risulta consigliabile tenere sotto controllo la funzione renale precedentemente all’utilizzo della creatina.

Successivamente all’utilizzo della creatina, specialmente ad elevati dosaggi, risulta probabile evidenziare l’accrescimento del peso corporeo con conseguente ritenzione di liquidi.

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