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Ranitidina: che cos’è, a cosa serve, quando assumerla ed effetti collaterali

Ranitidina: che cos'è, a cosa serve, quando assumerla ed effetti collaterali

Che cos’è la Ranitidina?

La Ranitidina è uno dei cosiddetti antagonisti dei recettori H2 istaminergici, molto legati alla secrezione gastrica acida. Questa viene largamente adoperata per trattare:

  • reflusso gastroesofageo
  • ulcera gastrica
  • bruciore allo stomaco, ed ulteriori condizioni di ipersecrezione acida
  • sindrome di Zollinger-Ellison, un tumore cellulare che regola la secrezione degli acidi gastrici e provoca ulcere gastriche e duodenali
  • in quanto sussidio a terapie con antiinfiammatori non steroidi.

A cosa serve la Ranitidina?

La Ranitidina altro non è che un farmaco H2 antagonista, il quale va ad operare diminuendo i quantitativi degli acidi generati dallo stomaco.

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Questa viene in genere adoperata per andare a trattare emorragie del primo tratto dell’apparato digerente, prevenendo inoltre alcune tipologie di ulcera, bruciori allo stomaco, legati proprio all’acidità, e danni allo stomaco generati dall’inalazione degli acidi gastrici in anestesia, o assumendo FANS.

Quando si assume la Ranitidina?

La Ranitidina va generalmente assunta per via orale, per una o due volte al giorno, in forma di compresse, sciroppo, granulato effervescente ma anche compresse effervescenti. Solitamente è preferibile assumerne o mezz’ora prima dei pasti oppure un’ora prima, così da prevenire la comparsa di fastidiosi bruciori allo stomaco. 

La Ranitidina viene assorbita molto bene dal tratto intestinale, raggiungendo la massima concentrazione entro una o due ore. Se assunta tramite iniezioni intramuscolari, la concentrazione plasmatica arriva già dopo soli 15 minuti. C’è da dire però che questa molecola non viene metabolizzata del tutto dall’organismo, ma soltanto il 50% di essa viene tramutata a livello epatico.

In seguito alla sua somministrazione, soltanto il 96% di Renitidina va escreto tramite urina feci, un terzo va escreto in quanto farmaco immodificato, e soltanto meno del 3% va escreto nella bile. 

Effetti collaterali della Ranitidina

I principali effetti collaterali legati alla Ranitidina, vanno ad interessare la fascia endocrina, e solo in casi rari possono manifestarsi delle discrasie ematiche. Se per caso si decidesse di stoppare in maniera brusca con il trattamento a base di Ranitidina, si può andare incontro ad ipersecrezione acida paradossa, con un ritorno ed un aggravamento della patologia che si voleva combattere a livello gastrico.

I principali effetti collaterali provocati dalla Ranitidina sono:

In caso della comparsa di uno o più dei suddetti effetti, rivolgersi immediatamente ad un medico. E’ importante ricordare che la Ranitidina può essere assunta per più di due giorni soltanto sotto supervisione e prescrizione medica.

Prima di iniziare qualsiasi trattamento a base di Ranitidina, si deve informare il medico di particolari condizioni di cui si è soggetti, come:

  • Allergie al principio attivo ed ai suoi eccipienti, oppure ad ulteriori farmaci.
  • Medicinali, rimedi fitoterapici ed integratori che si stanno attualmente assumendo, facendo attenzione a menzionare soprattutto anticoagulanti Triazolam.
  • Se si è sofferto o si soffre ancora di porfiria, fenilchetonuria ed ulteriori patologie epatiche renali.
  • Se si è in gravidanza allattamento al seno.
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