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Calcagno: che cos’è, cause, sintomi, diagnosi e possibili cure

Calcagno: che cos’è, cause, sintomi, diagnosi e possibili cure

Risultante essere un’ossa che struttura il piede, essenziale per l’attività motoria e l’equilibrio del corpo e che rientra nelle articolazioni della caviglia, è il calcagno.

Che cos’è il calcagno?

Tale osso ha rapporti con differenti legamenti che permettono il moto seppur il soggetto manifesta molteplici problematicità e malattie quali fratture, problematicità di ossificazione, artriti.

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Risultante essere una delle ossa del corpo umano di maggior grandezza in quanto nel momento in cui in posizione dritta il peso si scarica superficialmente allo stesso esso e su parte delle ossa del metatarso.

Come già accennato in precedenza il Calcagno risulta essere una delle 7 ossa che danno vita al tarso e risulta essere una delle componenti della parte anatomica definita tallone.

Anzitutto è opportuno focalizzarsi sul fattore anatomico al fine di comprendere determinati fattori di importante essenzialità:

  • osso: struttura anatomica solida tipica dei vertebrati formata da una componente solida e mineralizzata ed un’altra di matrice cellulare;
  • articolazione: è una struttura anatomica che permette la connessione tra due strutture ossee diverse mediante un tessuto connettivo;
  • legamento: tessuto connettivo fibroso che permette di mantenere in posizione stabile  un organo e di unire due strutture anatomiche.

I podologi riconoscono la compresenza di 6superfici:

  • superficie dorsale, parte anteriore
  • superficie plantare, parte inferiore
  • superficie posteriore,
  • superficie anteriore
  • superficie mediale 
  • superficie laterale 

Tra le sei superfici che compongono il calcagno, la superficie anteriore risulta essere quella di ridotte dimensioni. Ciò che ne conferisce l’importanza risulta essere la compresenza di una superficie articolare, mediante il quale il calcagno coopera con l’osso tarsale cuboide e sviluppa l’articolazione calcaneo-cuboide.

La superficie posteriore presenta conformazione a cupola non regolare. All’interno della superficie posteriore, gli anatomisti evidenziano una triplice zona, ossia: la zona superiore, quella mediana e quella inferiore. Di codeste zone, quella maggiormente essenziale risulta essere la zona mediana, poiché si presenta come la zona delle ossa all’interno del quale subentra il tendine di Achille.

Codesta zona risulta essere un’escrescenza delle ossa conosciuta col denominativo di tuberosità calcaneare. Alquanto difficoltosa, la superficie superiore presenta l’area articolare e non articolare.

La prima si divide in tre, ossia: faccetta talare posteriore, talare media e talare anteriore. Coperta da cartilagine ialina, la faccetta talare posteriore, media e anteriore svolge funzione di muovere il calcagno completo all’astragalo. L’articolare risultante dalla coesione fra le triplici faccette del calcagno e dell’astragalo risulta essere nota come articolazione sotto talare.

Contrariamente, le seconde risultano differenti e si dividono in porzione posteriore e anteriore. La primaria risulta essere importante in quanto appoggia un cuscino adiposo posto dinanzi al condotto conclusivo del tendine d’Achille.

La secondaria risulta essere rilevante in quanto forma una scanalatura denominata solco del calcagno. Quest’ultimo si oppone ad un’area similare, rientrante nell’astragalo e denominata solco dell’astragalo. Assieme, il solco del calcagno e il solco dell’astragalo sviluppano il seno del tarso.

Quest’ultimo risulta essere una ridotta incavatura che accoglie vasi sanguigni, nervi e legamenti del piede, quali il legamento interosseo talo-calcaneale e il legamento interosseo cervicale. Codesti legamenti risultano essere rilevanti, in quanto operano azione di propriocezione nel corso dei processi e permettono di mantenere fermo il piede. Avente conformazione non regolare è la superficie plantare.

Risulta essere rilevante in quanto vanta di una duplice protuberanza, e dunque il tubercolo calcaneare e il tubercolo anteriore. Il primo risulta essere alquanto ampliato e vanta di una duplice area, il procedimento mediale e il procedimento laterale. Il primo risulta essere la zona di iniziazione della fascia plantare, dei muscoli adduttori dell’alluce e flessore ridotto delle dita dei piede, contrariamente al procedimento laterale, che risulta essere la zona dal quale si sviluppa il muscolo abduttore del quinto dito del piede.

Il tubercolo anteriore risulta essere area di inserzione per il legamento plantare breve. Rugosa e appiattita, la superficie laterale risulta essere maggiormente ampliata nella zona dietro a differenza di quella davanti. Dinanzi, vanta di una ridotta escrescenza, conosciuta come troclea fibulare. Contrariamente, presenta una protuberanza di scarsa grandezza sul quale si immette un punto del legamento calcaneo-fibulare.

Superficialmente superficie laterale, risultano rintracciabili ulteriormente duplici incavi dove decorrono i tendini terminali del muscolo peroneo breve contrariamente alla scanalatura bassa, laddove passa il tendine conclusivo del muscolo peroneo lungo. L’ultima superficie, risulta essere una zona dell’incavatura.

Denominato in tal modo in quanto appoggia la superficie mediale dell’astragalo, vanta di una duplice area alquanto importante, ossia la superficie inferiore e il margine mediale. La superficie inferiore risulta essere rilevante, in quanto superficialmente alla stessa decorre il tendine del muscolo flessore, contrariamente al margine mediale, rilevante in quanto conferisce annuncio ad un presidente dei legamenti plantari calcaneo-navicolari, tibio-calcaneale e astragalo-calcaneare mediale. Il calcagno svolge differenti funzionalità.

Anzitutto coopera assieme alle ulteriori ossa dle piede per quanto concerne lo spostamento del peso. Inoltre, conferisce contribuzione essenziale per la probabilità di svolgere esercizio fisico, poichè superficialmente allo stesso vi sono annunci delle aree di avvio e conclusive di differenti muscoli, così come di determinati legamenti della caviglia.

Cause del Calcagno

Il movente della frattura al calcagno risulta essere una lesione causa del crollo da un’altura alquanto rilevante, solitamente da un’impalcatura oppure da una scaletta, o a seguito di un incidente stradale durante il quale, il pecuriale meccanismo di trauma risulta essere un peso assiale sul tallone.

Sporadicamente si evidenzia una frattura da esaurimento causa dell’utilizzo elevato oppure contiguo quale la corsa oppure successivamente ad una distorsione alla caviglia. Dato che le fratture del calcagno risultano essere causa di traumi ad elevato vigore, i soggetti manifestano solitamente ulteriori traumi annessi alla frattura di ulteriori ossa del piede, traumi dei tessuti molli e rottura del bacino.

Sintomi del Calcagno

Similmente a qualsiasi fattore ossea compresente all’interno del corpo umano, il medesimo calcagno subisce frattura. Generalmente, le fratture del calcagno risultano essere il movente degli attacchi che intaccano il calcagno e attaccano con violenza il medesimo verso l’astragalo.

Le peculiari cause che comportano la frattura al calcagno risultano essere le cadute superficialmente ai talloni, specialmente le cadute da grossa altura. Per quanto concerne la proliferazione nel popolo, le fratture che intaccano il corpo non superano il 2%, contrariamente al 60% che sta a rappresentare le fratture che intaccano il tarso del piede. Le peculiari sintomatologie della frattura al calcagno risultano essere:

  • dolenza al piede
  • mancata stabilità nella passeggiata
  • complessità nell’eseguire movimenti col piede
  • compresenza di rigonfiamento
  • compresenza di ematomi
  • rossori

Le fratture del calcagno risultano essere i malanni aventi la capacità di causare differenti complicazioni nel lungo tempo, quali l’artrite ai danneggiamenti dell’articolazione sotto talare e la vigorosa dolenza nel corso del moto di eversione e inversione del piede.

Diagnosi del Calcagno

La frattura al calcagno richiede differenziazione da ulteriori malattie che manifestano traumi e sintomatologie similari. Ciò risulta essere essenziale al fine di ovviare una diagnosi allentata e al fine di avviare la cura maggiormente efficiente e idonea quanto prima.

Fra le differenti patologie risulta probabile evidenziare:

  • fascite plantare
  • tendinite achillea
  • frattura astragalo
  • frattura malleolo
  • artrite reumatoide
  • borsite retrocalcaneale
  • sindrome del tunnel tarsale
  • distorsione di caviglia
  • rottura del tendine d’Achille

Nel momento in cui si ritiene vi sia frattura al calcagno, primaria metodica risulta essere la radiografia mediante il quale risulta probabile evidenziare la frattura e la grandezza della medesima. Al fine di analizzare ancor meglio il problema, al fine di capire la tipologia di classificazione e redigere l’operazione di chirurgia specifica, risulta probabile usare la TC.

Possibili cure del Calcagno

Generalmente, il trattamento di una frattura al calcagno risulta essere: conservativa o chirurgica. Il primo risulta essere strettamente legato alle fratture del calcagno al primo stadio, contrariamente al trattamento di chirurgia, il quale è strettamente legato alle fratture del calcagno acute.

Considerando la classifica di Sanders, la cura conservativa risulta consigliata per frattura di tipo I e per fratture extra articolari che non manifestano modificazioni preponderanti. In codeste situazioni, l’arto del soggetto tende ad essere bloccato mediante gesso oppure tutore, a seconda delle tempistiche e delle metodiche redatte dallo specialista. Il paziente deve poi sottoporsi ad ulteriore controllo medico durante il quale si svolgerà un ulteriore radiografia affinché si assicuri il consolidamento della frattura al calcagno.

Laddove l’esito dovesse essere benevolo, sarà possibile togliere il gesso e al soggetto verrà conferito, nei periodi di iniziazione, un peso non totale da apporre superficialmente all’arto intaccato, che accresce a stadi sino a raggiungere alla probabilità di un peso complessivo. In codesto passaggio risulterà essenziale una riabilitazione fisioterapica affinché il soggetto possa riottenere il completo recupero dell’articolazione e dell’annesso piede, il vigore muscolare, la fermezza, la propriocezione e l’equilibrio.

In aggiunta, il fisioterapista agevolerà il soggetto per quanto concerne il controllo efficiente della dolenza e del rigonfiamento. L’utilizzo di impacchi di ghiaccio risulta essere ottimale e consigliato durante i primi stadi. Si raccomanda, inoltre, l’acquisto di un tutore al fine di ovviare atteggiamenti motori inadeguati che comporterebbero la modificazione della frattura e la scorretta guarigione. La cura chirurgica tende ad essere raccomandata nel caso di fratture al calcagno intra-articolare che intaccano la faccetta posteriore con un cambiamento maggiore ai 2 mm.

Fratture e lussatura con una compromissione maggiore al 25% dell’articolazione calcaneocuboidea. Spesso lo specialista della chirurgia cura le fratture nel momento in cui si ritiene siano acute, al fine di velocizzare il ripristino e abbassare la dolenza e la malformazione annessa. Risulta pertanto possibile adoperare placche, viti oppure fili superficialmente al basamento della frattura e a seconda della scelta dello specialista che svolgerà l’intervento.

Successivamente all’operazione tende ad essere raccomandato un riposo di all’incirca 2 mesi ovviando di sovraccaricare l’articolazione intaccata, con annessi e ulteriori 2 mesi di sovraccarico leggero e un periodo di riabilitazione fisioterapica. L’operazione di chirurgia causa complicanze quali contigua dolenza, infezioni, artrosi post-traumatica e traumi del nervo surale.

Generalmente le tempistiche di ripristino risultano alquanto allungate sino al raggiungimento dei 24 mesi.

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